Epistula ex Ponto

Dalla finestra della camera vedo uno scorcio del Piazzale della borgata.

Mi infastidisce fissare sempre le stesse cose al loro ordine: la casa dei minatori, delle felci abnormi, il canalino di scolo stracolmo di pioggia, due sassi traslucidi che rigettano l’acqua.

La pioggia battente esaspera la sensazione di noia. Se fossi un dio, scuoterei quell’angolo del Donn con la mano, solo per rimescolare gli elementi. Mi passa per la mente un videogioco di quando ero ragazzino, il cui nome proprio non ricordo, nel quale con una manina dall’alto potevo sollevare la terra elevando montagne per distruggere i villaggi degli omini (osceni, barbuti e in perizoma) del dio rivale, oppure aiutare i miei fedeli a prosperare e guadagnare terreno e proseliti. Poi scattava l’Armageddon: i due gruppi rivali si sfidavano a colpi di clava. Solitamente i miei scappavano e venivano accoppati uno alla volta. La sensazione di dominio finiva con la medesima frustrazione di stasera di fronte al Donn immutabile.

Provo una profonda nostalgia e pietas per gli dei impotenti ed estinti, come la manina prensile del mio gioco adolescenziale. Prendi un Marduk, ad esempio, o Iside.

Un giorno sei il dio del popolo più evoluto della storia umana fino a quel momento. Mille anni dopo (niente di che nella scansione divina del tempo, suppongo) non hai più non dico un tempio o un altare, ma neppure un fedele!

Che faranno gli dei in esilio? Ci sarà un paradiso delle divinità cadute in disgrazia? Come sarebbe bello poter dire loro:” io non credo che esistiate, ma, ecco, vi penso e ho pietà di tutti quanti voi”. Magari uno di loro, mosso da uguale compassione, darebbe una leggera crollata all’angolo sempiternamente uguale del Donn osservabile da quassù.

La noia non è altro che la consapevolezza di un’attesa vana. Aspetti, come Ovidio in esilio; aspetti un qualcosa che non sai neppure tu. Nel mio caso mi basterebbe vedere una felce fuori posto, probabilmente.

La noia è la più borghese ed occidentale delle sensazioni: la routine è l’anticamera del fascismo. Perché ciascuno di noi pretende il diritto, per sé, alla rivoluzione, allo stravolgimento, all’adrenalina, ma non tolleriamo la noia altrui.

La noia è sorella della paura. Se qualcuno – che non fosse Marduk o un’altra divinità ammuffita – scombinasse  l’angolo del Donn di cui sopra, scatterebbe in me la paura e la sensazione di essere minacciato nella mia proprietà: ecco che la conservazione della routine diviene l’esigenza per eccellenza della borghesia.

Mi affaccio, più agitato ed ansioso di prima, per l’ultima volta. La dialettica tra noia e paura, che fa di me un borghesuccio qualsiasi, è interrotta dal passaggio fugace di un capriolo. È la bellezza che ti salva e ti riscatta. Dal Paradiso degli dei in pensione si leva un sussulto: dopo millenni, c’è un nuovo fedele.

4 pensieri su “Epistula ex Ponto

  1. Direi che la scelta da voi operata fa di voi tutto fuorché borghesucci qualsiasi: tutt’altro!
    Nell’attesa di riuscire finalmente ad assaporare anch’io quell’amgolo di paradiso, seppure per un breve e fugace attimo, vi abbraccio!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...