Lupus in fabula

A Lou Donn ci sono i lupi.

Gironzolano nei paraggi, ogni tanto calano sulla borgata e, col favore delle tenebre, come si confà al loro ruolo letterario, bulleggiano e spadroneggiano sulla terra silenziosa, tendendo tranelli e agguati.

I lupi hanno questa insopprimibile abitudine, in effetti, di dare la caccia a caprioli e camosci; e se l’ungulato di turno si sta godendo un banchetto notturno di mele avanzate sui rami piegati dalla nevicata, l’imboscata è ancora più facile: uno blocca il passaggio verso le case, l’altro cala dai terrazzamenti approfittando dell’erba alta, l’ultimo risale dal torrente del Don. Il mattino dopo, la neve rivela il breve percorso che l’animale braccato e già ferito ha fatto prima di essere finito. La carcassa risalta nel candore nivale, abbacinante per lo splendore del sole dicembrino. La scia di sangue, altrettanto luminoso, mi ricorda chissà come la bella calligrafia araba delle rubriche del manoscritto del Libro della scala di Maometto osservato tanti anni fa. C’è puzza di capra. Non mangerò pecorino per un bel pezzo.

I lupi a Lou Donn ci sono da sempre, questo è chiaro. Solo che il primo anno, troppo presi da altre battaglie, non ce ne accorgemmo.

Poi la fototrappola ci rivelò il predatore che, nottetempo, aveva squartato un camoscio.

I Romani dicevano che il primo che fosse stato fissato dal lupo avrebbe perso la voce. Io ho messo di scrivere, all’epoca. In fin dei conti, l’aver incrociato lo sguardo dell’animale, anche solo attraverso il piccolo schermo della fototrappola, ha avuto i suoi effetti. Ora ho ancora la voce fioca.


Lupus est homo homini

Ben prima di Hobbes, Plauto ci aveva messi in guardia: non esiste riguardo, dovere o legge che possa frenare l’istinto dell’uomo. Addentiamo il piacere, lasciando solo una scia di sangue di capriolo sulla neve immacolata.

Trovo particolarmente significativo che l’essenza più intima dell’umanità sia stata svelata da un commediografo. In fin dei conti, siamo tutti pessimi personaggi di una farsa che dura da qualche migliaio di anni. E come i villains più banali ci prendiamo troppo sul serio.

Sono troppo duro col nostro genere?

Forse anche per noi come per quel lupo che è risalito sul camminamento lungo il torrente, si tratta solo di sopravvivenza: che sia un brandello di soddisfazione oppure un cosciotto di capriolo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...