TAFKAP

ovvero Il blog precedentemente noto come Vita a Lou Donn

If you could sell your worries
Would anyone buy ‘em?

Prince, Into the light

Chissà se qualcuno, oltre a me, ricorda di quando Prince si cambiò il nome d’arte in TAKFAP. Parliamo di venticinque anni fa ormai.

Qualche giorno fa, ascoltando qualche sua canzone, ho iniziato a elucubrare su quello pseudonimo che il nostro eroe funky si diede all’epoca: la questione non era tanto il cambio del nome d’arte, perché questa è faccenda abbastanza comune nel corso della storia.

Firenze, marzo del 1252

“Maestro, eccovi il mio figliolo. A verbi o a busse fatene il vostro discepolo.”

“Bene, bene, grazie messer Pepo. Fatti costì, Bencivieni: di te farò il miglior artista della nostra epoca. Però, suvvia, Bencivieni non è nome adatto a chi rivoluzionerà l’arte della penisola: che ne dici di Cenni? Più semplice, più schietto. Cenni di Pepo, ovviamente, per rispetto al tuo babbo.”

Sempre Firenze, circa vent’anni dopo.

“Hai saputo la novità su quel pazzo di Cenni di Pepo?”

“Ma chi? Quello che crede di tenere il campo della pittura? Sopravvalutato, diciamocelo. Che ha combinato questa volta?”

“Ora che è diventato famoso grazie a quel suo crocifisso ad Arezzo, si è montato la testa. Sicché non vuole più essere noto con il nome di Cenni di Pepo come precedentemente, bensì da oggi si fa chiamare Cimabue”.

“Gnaffè, davvero un personaggio bislacco.”

Persistenze e discontinuità

La cosa che più mi incuriosiva di quello pseudonimo, TAFKAP, era lo scioglimento della sigla: the artist formerly known as Prince. Che senso ha, mi son chiesto, darsi un nome nuovo che in sé raccoglie quello precedente? Perché cambiare identità se vuoi che comunque tutti si ricordino di chi eri prima?

Ecco, questa dialettica tra discontinuità e persistenza di sé mi affascina della storia di TAFKAP: è come se Prince ci avesse detto che qualcosa in lui, col passare del tempo (c’è un prima contrapposto ad un implicito ora), era cambiato, si era evoluto; tuttavia Prince è ancora lì, l’unità della sua coscienza e della psiche è ancora viva: “sono sempre io, ma un po’ diverso”.

Certo, c’è anche la possibilità che TAFKAP non fosse altro che una trovata di marketing e che il riferimento al vecchio nome nello pseudonimo servisse da escamotage per mantenere un certo livello di brand loyalty nel pubblico. Ma l’ipotesi romantica cui sono pergiunto mi entusiasma maggiormente.

Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora

Cosa c’entra tutto questo con Vita a Lou Donn? Potrebbe sembrare poco inerente, invece è il fulcro di tutto.

Si tratta, infatti, a questo punto di tornare a scrivere. Ma brutaliter, senza l’assillo del racconto quotidiano, senza dover spiegare noi stessi, catalogare il Donn, dimostrare di aver capito la lezione ecc. Partire da Prince, insomma, e arrivare ad Ockam.

Sono convinto che solo così, scombiccherando senza capo né coda, i protagonisti, banali ed un po’ ingenui, di Vita a Lou Donn, possano persistere come personaggi di questa pagina di maquillage paralettario: mettendo in vendita le lore preoccupazioni ed ansie, senza pretendere che qualcuno le compri. Ecco perché questa pagina non può che divenire il blog precedentemente noto come vita a Lou Donn.

10 pensieri su “TAFKAP

    1. Maurizio

      Non conta come nominare e catalogare il blog, ma cosa di ha da condividere o esprimere
      Forse la nuova vita a Lou Don sta diventando la norma ed allora ci si riconosce anche in altre motivazioni
      Ma in tutto questo tempo, moglie e figlio non ti hanno mai detto: “dai raccontiamo qualcosa ai nostri amici”
      Ciao dalla Grivola
      Maurizio

      "Mi piace"

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