Lontani dal Donn – parte I

Premesse teoriche

Le vacanze dei Loudonniani si contraddistinguono per poche ma invitte caratteristiche:

  1. Esiguità temporale: impossibile lasciare la casa sguarnita dalla presenza umana per più di due o tre giorni. Non è la psicosi estiva dei furti in villa a frenarci, bensì la colonia felina domestica che pretende crocchette mattutine. I disastri combinati dai gatti, ad ogni ora di nostra assenza, aumentano in maniera esponenziale: se dopo 12 ore ci si può aspettare qualche lettiera puzzolente e una sparuta vomitata giallognola, dopo 24 ore le lettiere hanno l’odore dei carri dei monatti di manzoniana memoria, le vomitate sono già diventate nove (una per ognuno dei nostri gatti, si direbbe: in realtà vomita sempre e solo il vecchio Thor, in maniera pertinace e costante), ciuffi di pelo svolacchiano per le stanze come dopo una battaglia di cuscinate, le pareti sono segnate da unghiate di scherno nei nostri confronti.
  2. Ristrettezze economiche: un giorno racconterò, in un bel post dal sapore saggistico di stampo marxista-leninista, le condizioni economiche precapitalistiche e postmoderne del lumpenproletariat del villaggio rurale di Lou Donn: e non c’è altro da aggiungere.
  3. Contorsionismo stradale: anche se le nostre vacanze, come si evince dai punti 1 e 2, durano all’incirca due giorni, amiamo scovare mete fuorimano, che prevedano almeno 300 km di distanza, da percorrere in 4-5 ore di viaggio: perché ci piace percorrere l’intero tragitto su strade provinciali, tra lavori in corso, passaggi a livello e mandrie di mucche. Ma ha un senso tutto ciò: il percorso stesso diviene memorabile, nel senso più etimologico possibile, unico, parte integrante della nostra mini-vacanza.

Un posto fantastico che conosce solo lui

Pian di Poma è la spiaggia per cani della città dei fiori per eccellenza, Sanremo. Va da sé – premessa così ovvia che non abbiamo sentito neppure il bisogno di accluderla all’elenco di cui sopra – che Junior e Bergère vengono in vacanza con noi, di fatto obbligandoci alla scelta della località in cui soggiornare: alberghi, b&b, spiagge… tutto è subordinato alla loro presenza.

Sicché, per le “vacanze” estive, si cerca prima un elenco delle spiagge libere che consentano l’accesso ai cani; si studiano bene servizi, condizioni, eventuali recensioni. Si restringe il tiro ad una certa area e, a quel punto, si cerca il b&b/cantina/bungalow in cui soggiornare. Quest’anno è toccata a Sanremo.

Pian di Poma è, ça va sans dire, fuori città: ma, giunti a destinazione, nessuno sembra sapere dell’esistenza di questa spiaggia dedicata ai cinofili. Il proprietario dell’unico chiosco della zona, immerso in una pirofila di pasta che profuma d’aglio, mi dice ruttando che non esiste nessuna area dedicata ai cani. Ciononostante, mi avventuro sul promontorio dove, secondo i calcoli puntigliosi predisposti prima della partenza, dovrebbe esserci la nostra meta: non è così ovviamente. Due gabbiani grandi come boing 737 si stanno disputando qualcosa che mi sembra la carcassa di un piccione. Giro i tacchi e torno verso la macchina, evitando – come in una gincana – i profilattici e le lattine di birra disseminate ovunque. Una bella gita.

Non demordiamo: percorriamo il viale almeno tre volte, con Francesco sempre più piagnucoloso che reclama sabbia per i castelli e acqua cristallina in cui tuffarsi. Eppure la spiaggia dev’essere qui, proprio vicino all’area di tiro a volo!

Da una signora che passeggia scopriamo che quel campo disseminato di bunker antiatomici sovietici è l’area di tiro a volo, ormai dismessa e abbandonata da anni. Anche lei, però, ci conferma che non vi è nessuna spiaggia per cani. Eppure il sito del comune insiste nel proclamarne l’esistenza, decantandone le virtù. Mi sento colpevole, avendo proposto io questa meta. Immaginate l’aria elettrica che si respira in macchina, con Elena incintissima, Francesco nervosissimo, i cani scalpitantissimi.

Finalmente l’illuminazione: uno scooter parcheggiato nel nulla postapocalittico dei bunker sovietici del fu campo di tiro a volo di Sanremo suggerisce di dare un’occhiata: fortuna vuole che il giovane proprietario del mezzo salga proprio in quel frangente dalla rampa che conduce alla spiaggia. Dietro un pastore tedesco indaffarato a defecare un po’ ovunque. Il ragazzo mi dice che lui viene sempre col cane qui. Il tanfo metanico del letame del cagnone mi distrae, così sento il bisogno di domandare l’ovvio:”Quindi è qui la spiaggia per cani”. “Ah no – risponde lui – qui se ti beccano col cane puoi prendere la multa!”. Mi piace la sua gorgiana reductio ad absurdum, sicché me lo faccio ripetere: lui ci va, ma la spiaggia comunque non è accessibile ai cani. Se proprio vogliamo avventurarci, aggiunge, possiamo chiedere ai suoi genitori che sono colà con i loro amici ed un paio di cagnetti.


Esiste il pescecane, il pescegatto e il Pesce Ratto, possono piacere o non piacere, e su questo io non discuto. Ad ogni modo a me la grigliata di Pesce Ratto piace da morire! Comunque lei l’ha detto: buttiamo a mare questa grazia di Dio. Contento?

Anche prima di essere vandalizzata, la spiaggia di Pian di Poma non dev’essere stata il fiore all’occhiello della città dei fiori: infatti la corrente è troppo forte, quasi una mareggiata, e la battigia è occupata, perlopiù, da scogli appunti. Tuttavia le docce calde, i bagni, il percorso calpestabile in legno lucido dovevano rendere la caletta alquanto gradevole, sia per gli umani che per i cani.

Poi qualcosa è andato storto: i prefrabbricati di legno – un tempo bagni della spiaggia – sono crollati, sventrati – penso – da una vera mareggiata. Delle docce non restano che i tubi da 32 mm, che vomitano di tanto in tanto acqua calda e puzzolente. Il sentiero è divelto. In compenso, qua e là, sorgono fuocherelli di qualche falò notturno che, tutti insieme, ricordano un campo militare abbandonato da un esercito in rotta.

Quando scendiamo ci viene incontro un cagnaccio guercio, immediatamente messo in riga da Junior che cerca di addentargli il collo. La vecchia padrona ride: “che screanzato il vostro cane”. Una comitiva di anziani rosicchiati dal sole ligure ci osserva con pietà: è evidente che siamo i primi turisti della stagione estiva 2019. Probabilmente gli unici. Le vecchie sanremesi, notando il pancione di Elena, vorrebbero fraternizzare: approfitto dei latrati continui di Junior per fingere di non capire le loro domande e mi concentro su Francesco che sta per gettarsi in un mare lattiginoso di alghe. Elena si occupa dei cani. C’è puzza di balena spiaggiata e putrefatta.

Apriamo l’ombrellone e ci cacciamo sotto tutti e cinque, tre umani e due cani. Il fetore ci disgusta. Sarebbe ora di mangiare ma nessuno ha più fame. Guardiamo un paio di Yacht che si avvicinano al porto con uno sguardo di disprezzo interclassista. Dopo una mezzora di silenzi e mezzo bagno di Francesco, decidiamo di andarcene: sono le 13 e, anche se siamo fuori casa dalle sei del mattino, la vacanza deve ancora iniziare.

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