I palestriti di Lou Donn

L’altro giorno Francesco, suggestionato dai racconti di ***, amichetto della scuola materna, si è messo a correre su e giù per la casa, saltando, bofonchiando e battendosi il petto come un antico spartiate in procinto di andar ad accoppare un centinaio di Messeni a mani nude. “Io e *** giochiamo alla lotta, all’asilo”, dice Franci.

Il suddetto *** deve avere un padre affetto da vigoressia, se è vero che il bambino ha insegnato a Francesco a fare piegamenti, flessioni ed addominali.

“Ora che esercizi posso fare, papà?” mi dice Franci con tono lamentoso, dopo una sessione massiccia di allenamento. Gli propongo di giocare con i Ninja Lego: anche i tre omini colorati hanno una loro mini-palestra Lego in cui si esercitano con le loro mini-armi-giocattolo. Lui aderisce entusiasticamente alla mia proposta.


Tutti noi quassù ci alleniamo, ognuno a modo proprio. Di Franci ho detto, ora tocca spendere due parole per gli altri tre.

Io ho due esercizi usuali: il trasporto dei sacchi di pellet dal piazzale a casa e l’andare a gettare l’immondizia.


Cardio fitness

Una volta all’anno, ad Ottobre, a Lou Donn si tiene la giornata dedicata alla resistenza del muscolo cardiaco. Senza neppure bisogno di tapis roulant o stepper vari: basta un bancale di pellet; settanta sacchi, quindici chili ciascuno, da trasportare dal piazzale – dove i sacconi vengono depositati dai corrieri vari – a casa: 4 sacchi alla volta con la carriola lungo il vialetto della borgata. Poi, pazientemente, ti carichi un sacco in spalla, un altro te lo piazzi sottobraccio e sali sulle scale di pietra. Lentamente, perché, arrivato al ventesimo viaggio, le gambe iniziano a cedere, il sudore ti bagna la schiena e il freddo ti punge il volto arrossato e surriscaldato: il sacco infilato sotto il braccio ti ricorda un enorme palla da rugby, mentre quello issato sulla spalla destra pesa come il pilone della squadra avversaria, che, in tutti i modi possibili, cerca di impedirti di arrivare alla meta.

Poi manterrai la pratica di questo tipo di allenamento, con una cadenza settimanale e carichi minori: dieci sacchi ogni sabato, giusto per non spolpare troppo la scorta affastellata davanti la porta di ingresso.


La questione dell’immondizia

A Lou Donn non ci sono i cassonetti della raccolta differenziata. Sicché, quando si tratta di andare a gettare l’immondizia, si deve scendere al fondovalle, in una qualsiasi delle borgate più popolose del comune, le quali, appunto, hanno il privilegio d’essere dotate dei cassoni dell’immondizia. Le vecchine ti spiano da dietro le tendine da bistrot mentre usurpi i loro cassonetti con i tuoi rifiuti solidi urbani: solidissimi, invero, poiché l’operazione avviene solitamente una volta alla settimana, al sabato. Immaginate il saccone rosso di Babbo Natale, stracolmo di giocattolini di legno confezionati manualmente dagli Elfi del Polo Nord. Ora trasformate il saccone da rosso a nero, riempitelo di immondizie varie (soprattutto lettiera del gatto e pannolini di Enea) ed immaginate me che, bestemmiando ogni divinità dal babilonese Marduk in poi, trascino l’enorme pacco regalo da casa fino all’auto e poi, per l’appunto, lo lancio nel cassonetto, entusiasta però d’aver allenato bicipiti e pettorali.


Palestra H 24

L’ultima tendenza, per quanto riguarda il meraviglioso mondo del fitness e del body building, è l’apertura accaventiquattro (l’abominevole espressione maroniana è ormai definitivamente acclimatata nell’uso quotidiano); ed anche la rinomata palestra Lou Donn non è da meno. Se in centro aMilano di notte si allenano chef stellati e medici turnisti, a Lou Donn si allena, tendenzialmente, solo Elena.

La nostra eroina ha un unico attrezzo, che le rinforza spalle, bicipiti e trapezio: si tratta di Enea, che di dormire una notte filata proprio non ne vuole sapere. Non è raro svegliarsi e trovare la neomamma indaffarata a sollevare il piccolo, dal fianco alla testa, palleggiandolo da una spalla all’altra, in serie da dieci ripetute tre volte. In quel caso, per evitare ogni tipo di coinvolgimento -“orsù, vieni ad allenarti al posto mio!”- è bene fingere di dormire o, alla peggio, acconciare la scusa più infallibile: “domattina inizio presto al lavoro”.


Addominali, che passione!

Dicevamo di Enea. Anche lui, a modo suo, si allena quotidianamente. In particolare ama sollevarsi in piedi, forzando quadricipiti femorali e addominali, ormai scolpitissimi come quelli di Schwarzenegger ai tempi di Conan il barbaro. Le sue sessioni di allenamento sono continue, accaventiquattro: si solleva quando ha il naso chiuso, quando ha fame, quando ha mal di pancia, quando è nervoso perché lo si sveglia per un rumore improvviso o, infine, quando gli va, in piena notte; è gradevole constatare che ad Enea piace accompagnare i suoi movimenti oscillatori con gemiti, strepiti e grida belluine che svegliano i ghiri in letargo nel sottotetto.

A Lou Donn regna una rigida precisione lessicale: pertanto il titolo del post non presenta alcun refuso.

4 pensieri su “I palestriti di Lou Donn

  1. Fantastico! E vuoi mettere l’aria della palestra di Lou Don con quella di Milano?
    (La similitudine sacco di Babbo Natale-immondizia venne sfruttata anni fa per il compleanno di un amico, a cui vennero recapitati i regali da un certo “Babbo Monnezza”… regali assieme ad altra roba, ovviamente)

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