Poncho e il suo capo – Seconda parte

Ma che fare quando la consegna eccede la solita dimensione del pacchetto di libri? Quando, ad esempio, si tratta di far arrivare fino a casa un elettrodomestico?

Solitamente l’acquisto di beni di grandi dimensioni è subordinato all’arrivo da Mantova del nostro uomo di fiducia e fatica, ossia mio papà. Perché, sì, trenta o quaranta chili di frigorifero io li posso pure trasportare col carrellino per il sentiero della borgata, ma trascinare qualsivoglia ingombro su per gli scalinacci di pietra è una missione che pretende almeno quattro braccia valide.

Breve estratto da uno qualsiasi tra i dialoghi sabatini tra mio padre e me: “Nini, allora veniamo domattina, ok?” – “Va bene, pa’, allora oggi scendo a comprare il frigorifero nuovo.


Ma questa estate abbiamo sperimentato, in occasione dell’acquisto della lavatrice, una modalità differente dal solito per far giungere il suddetto apparecchio alla sua naturale ubicazione, il bagno del piano terra.

Addì, 18 luglio 2019

Si riunisce il Consiglio dei residenti di Lou Donn, in seduta plenaria, per discutere il seguente O.d.G:

  • Acquisto di una nuova lavatrice
  • Smaltimento della vecchia lavatrice mai funzionante
  • Varie ed eventuali

I Residenti di Lou Donn, dopo lunga e oculata riflessione, concordano sulla necessità di uscire dalla preindustriale condizione del lavaggio a mano di ogni indumento, telo e capo di biancheria. Si ritiene, al postutto, conclusa la fase romantica di vita a Lou Donn; eziandio, in considerazione del p.v. arrivo del secondogenito, è opinione comune che i lavaggi subiranno un incremento, in virtù della frequenza di minzioni e defecazioni dei neonati.

Considerate le suddette riflessioni, il Consiglio delibera all’unanimità (tre voti a favore su altrettanti votanti) l’acquisto di una nuova lavatrice, modello ***, da effettuarsi presso la bottega virtuale della nota catena di ipermercati ***. Si delibera altresì di provvedere al pagamento di euro 50 per il servizio di consegna a domicilio, come garantito dalla nota catena di cui sopra.

In merito al punto due, il Consiglio delibera che la vecchia lavatrice, lascito dei precedenti abitanti della casa e da tre anni utilizzata solo come portaoggetti, venga demolita, prendendola a martellate nel giardino antistante l’abitazione: tutte le parti riciclabili (viti, bulloni ecc..) verranno conservate mentre le componenti di plastica e metallo saranno smaltite secondo le modalità stabilite ai sensi di legge. A maggioranza (due voti favorevoli, uno contrario: Elena chiede che venga messa a verbale la sua contrarietà) è decretato che l’oblò interno, opportunamente trattato, sia trasformato in una comoda cuccia per i gatti.


Poncho, finalmente

Poncho e il suo capo equipaggio, il cui nome mi è rimasto ignoto, sono i due corrieri che la nota catena di ipermercati *** ci invia a consegnare la lavatrice in questione. La suddetta nota catena è l’unica che, ad un ovvio sovrapprezzo, ci garantisce la consegna a domicilio: informiamo via mail la responsabile del servizio 1) della strettoia, 2) della strada pendente, 3) delle rampe di scalini in pietra. Ci viene garantita la consegna a domicilio. Così dormiamo sonni tranquilli.

“Señor Pennini? Sono il corriere”. Sono circa le dieci del mattino quando, dopo colazione, mi chiama il Capo equipaggio per informarmi che stanno arrivando a Vivian, ma che non trovano le indicazioni per Lou Donn. Do dettagliate informazioni a El Jefe che mi conferma: “No hay problema, arriviamo”.

Ma non arrivano. Passano cinque, dieci minuti. Il Capo mi richiama: impossibile salire oltre Vivian, il furgone va a sbattere contro le pareti delle case nel budello universalmente conosciuto come “la strettoia di Vivian”. Inutile protestare con el Jefe. “E ora, como si fa?” mi dice lui preoccupato per le sue sorti lavorative.

Scendo nel piazzale: scarico dalla macchina il seggiolino di Franci, alcune cianfrusaglie del baule e le sei bottiglie di acqua che ho preso la sera precedente. Faccio slittare i sedili posteriori e scendo a Vivian dai corrieri. I due ragazzi scaricano la lavatrice dal furgono e la depongono nella parte posteriore della vettura. El Jefe recupera marsupio, documenti e tubi vari e sale davanti. Sto per dire all’altro corriere, che poi scoprirò chiamarsi Poncho, che tra due minuti scenderò a recuperare pure lui, ma egli non me ne dà il tempo: si infila in auto, sedendosi sopra quello che fino a dieci minuti prima era il sedile posteriore ed ora è un comodo lettone ribaltato per lavatrici imballate e corrieri. “Vamonos”.

Saliamo: ad ogni tornante verso Lou Donn el Jefe commenta con un “tu madre”. Giunti nel piazzale del Donn mi conferma che no, tu madre, el furgòn non sarebbe mai arrivato fin lì.

El Jefe poi scatta: “Dai, Poncho”. Poncho non parla, esegue e basta. “Listo”. “Piano”. “Aspetta”. “Tu madre”: è sempre il Jefe a monopolizzare la conversazione. I due si caricano la lavatrice alla bell’e meglio e si avviano per il vialetto. La salita lungo gli scalini di pietra è un Golgota ed io mi sento come Pilato o un legionario romano qualsiasi. El jefe ansima e scandisce, ad ogni scalino, un “tu madre”, tanto affaticato e veloce da uscire come un venexian “to mare”. Giunta finalmente a destinazione, la coppia di corrieri ispanoveneti disimballa la lavatrice: “To mareeeeee”. Si scopre che la suddetta ha una botta. Piccola eh. Ma c’è. “Che vuole fare, señor? Perché può anche rifiutare la consegna e allora la riportiamo giù”. Controllo le clausole della garanzia. El Jefe, infine, segna che il cliente accetta l’apparecchio. “Volete un caffé?” “No, no, gracias”.

“Ma, voi, vivete qui anche d’inverno?” Annuisco, sorridendo. “Por Dios – prosegue il Capo – qui nevica eh”. “Ma voi di dove siete?” chiedo. “Di Milano, centro. Da noi non nevica mai.” El Jefe non capisce davvero la mia pregunta.

Commentiamo la vegetazione e la strada. Poi torno all’attacco:” Ma voi da dove venite?” – “Dal Perù, señor, ma io sono qui da tre anni. Pocho (l’abbreviazione di Poncho… è Pocho) da uno”. Quindi, confidando sulla mia cultura libresca, con una certa saccenteria commento:” Ah beh, allora voi siete abituati alla montagna più di me”. Ho in mente gli Incas che, masticando foglie di coca, raggiungono Machu Picchu circondata da vette avvolte dalla nebbia. “Señor, non ci sono montagne in Perù”, mi risponde perentoriamente el Jefe. Vorrei protestare, ma mi limito a cercare conforto in Poncho: lui, sorridendo, conferma le parole del suo capo. “La sierra, sì, ha delle montagne – prosegue il Capo – ma è lontana da noi, a Lima”.

Ci salutiamo:” Ciao Poncho, ciao Capo, grazie”. “Ciao, señor, alla prossima”.


Poi la cuccia dei gatti con l’oblò l’ho fatta davvero: è venuta davvero bella, azzurra, luccicante, a due piani. Ma i gatti l’hanno snobbata e, ahimé, dopo due mesi di inattività, ho dovuto cedere alle proteste di Elena: l’ingombrante ex lavatrice/cuccia è finita in giardino. Non rassegnandomi ad aver svolto un lavoraccio inutile, l’ho ribattezzata “ricovero per faine”, ma, pare, anche i mustelidi non l’apprezzano.

13 pensieri su “Poncho e il suo capo – Seconda parte

  1. Maurizio

    Ma questa funziona anche senza la doverosa pressione dell’acqua?
    Che non ci illustri essere cambiata…

    Ciao

    Noi siamo in valle D’ aosta con la neve alle spalle

    "Mi piace"

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