Il carro di Freia

Freia, la signora, dea dell’amore e del ghiaccio, della fertilità e dell’arte magica, è passata a salutarci a Lou Donn. Rincorreva quel mascalzone di suo marito Óðr, come sempre impegnato a viaggiare in lungo e in largo per il mondo, chissà a cercare cosa. Un tempo dicevano che Freia, sofferente per le continue partenze del marito, piangesse lacrime d’oro: e se la dea avesse versato qualche lacrimuzza dorata anche qui da noi? Bisognerà scavare sotto la crosta ghiacciata della borgata per scoprirlo?

In ogni caso, Freia ha confabulato con ciascuno di noi, svelandoci le novità che affronteremo nei prossimi mesi. Ha riso delle nostre solite lamentele fatte di ghiaccio e neve e ci ha confermato che questo sarà un anno importante, un anno di svolta.

Mentre la dea riposava dall’estenuante ricerca di Óðr , i suoi gatti – il carro di Freia è trainato da enormi Norvegesi delle foreste – hanno fraternizzato coi nostri, intendendosi a meraviglia. Insomma la comunione con la sacralità norrena della dea e del suo seguito ha riguardato proprio tutti. Ma soprattutto Elena, che la dea ha istruito sull’arte runica e sulla divinazione seiðr

“Vaki mær meyja,
vaki mín vina,
Hyndla systir,
er í helli býr;
nú er rökkr rökkra,
ríða vit skulum
til Valhallar
ok til vés heilags.


Hyndluljóð

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