La leggenda di Pequerel

Se in val Chisone, dove si trova Lou Donn, parlate del “Forte”, tutti quanti capiscono immediatamente che vi riferite al forte di Fenestrelle, un’imponente fortificazione costruita nel XVIII secolo: un insieme di fortezze che si snodano lungo il crinale della montagna per oltre 3 chilometri, con una superficie complessiva è di 1.350.000 metri quadrati, che aveva lo scopo di difendere il regno dei Savoia dalle invasioni francesi. E se non credete all’imponenza del Forte, chiedete agli astronauti della stazione orbitante, perché pare che, secondo solo alla Muraglia cinese, il nostro forte sia visibile dallo spazio (o almeno così recita la mitologia sabauda). Insomma, si tratta di un’autentica istituzione della zona.

La strada che vi permette di raggiungere la punta apicale del forte, durante i mesi invernali, si interrompe all’altezza di Pra Catinat, un ex sanatorio di inizio ‘900, trasformato poi in albergo e ricovero per anziani che, per le sue dimensioni mastodontiche, la posizione isolata in mezzo alla montagna e l’architettura retro, ricorda l’Overlook Hotel di Shining.

Da Fenestrelle una carrareccia militare vi conduce ad un altro forte dismesso, il Serre Marie: la strada è ampia, quasi priva di pendenze e non è difficile incrociarvi camosci o cervi, oppure fotografi professionisti che inseguono i branchi di ungulati; nei giorni festivi, inoltre, le famigliole e le comitive di turisti affollano la zona, tanto da ricordare lo struscio serale di certe città vacanziere. Anche perché, all’incirca a metà strada, una deviazione vi permette di raggiungere il rifugio Selleries, altra istituzione della Val Chisone: la rudezza della conca in cui è situato è compensata dal calore del locale e dall’affabilità del gestore, Massimo.


Ma questo post non è dedicato ai forti della Val Chisone, né alle sue istituzioni, bensì alla piccola borgata di Pequerel, situata a metà strada tra il Forte di Fenestrelle e il Serre Marie, la quale i frettolosi gitanti della domenica tendono ad ignorare. Le case di Pequerel, con il loro colorito terroso, quasi si mimetizzano nella montagna in questo inverno privo di neve. Poi, se riguardate con calma, potete contemplare il gigantesco paravalanghe, costruito anch’esso come il forte di Fenestrelle nel XVIII secolo: una muraglia a forma di V rovesciata che racchiude la piccola borgata scongiurandone la fine.


Le case di Pequerel con il loro colorito terroso quasi si mimetizzano nella montagna

Poco più in basso di Pequerel, si trova un’altra borgata, il Puy: questa sì venne abbattuta da una valanga, così fu ricostruita più a valle e più prossima a Pequerel.

Da quanto ne so, Pequerel, 1700 metri sul livello del mare, nonostante la sua posizione malagevole, il rischio delle valanghe e la presenza di lupi e gitanti della domenica, è abitata (e a differenza di noi di Lou Donn, gli abitanti della borgata hanno pure l’acquedotto!)

La leggenda di Pin Cairel

Una storia locale racconta che Pequeirel fu fondata nel medioevo da un tale Pin Cairel, fratello meno celebre del trovatore Elias Cairel. I due fratelli, provenienti da Sarlat, in Aquitania, erano di famiglia ricca, avendo ereditato la professione di orefici e disegnatori di blasoni del padre. Poi, stufi di quella vita borghese, si misero entrambi a comporre canzoni, diventando giullari. Elias, che aveva la fama di essere un pessimo cantante, ma uno dei migliori compositori di testi e melodie della sua epoca, viaggiò di qua e di là per l’Europa, partecipando alla quarta crociata e si dice combattendo pure nella battaglia di Las Navas de Tolosa contro i Mori di Spagna. Il nostro Elias soggiornò per qualche tempo anche in Italia, in Veneto senz’altro.

Ed in uno dei suoi viaggi la leggenda racconta che egli si portò appresso il fratello minore, Pin, pure lui giullare, con una voce ancora peggiore della sua e senza neppure il dono di essere un ottimo paroliere. I due fratelli attraversarono il Monginevro, dove passava il percorso principale della Via Francigena (l’altro, quello secondario attraverso il Moncenisio, è quello valicato dal nostro Jaufrè da Lou Donn https://vitaaloudon.com/2018/12/24/lamore-da-lontano-episodio-xvii/) Giunti all’altezza del villaggio di Fenestrelle, si fermarono in una locanda a rifocillarsi: la figlia dell’oste, la fanciulla più bella della valle, portò due bei boccali di birra ai viandanti e tanto bastò a Pin per innamorarsi perdutamente di lei. Il giovane convinse il fratello maggiore a fermarsi per la notte nella locanda, sperando di poter parlare con l’amata e rivelarle la propria improvvisa passione. Ed Elias accettò. E così per le due o tre notti seguenti, fino a che il maggiore non si stufò di aspettare che il timido Pin si dichiarasse. Così andò lui a riferire alla giovane l’amore del fratello e scoprì che pure lei lo amava. “Valli a capire – pensò Elias tra sé – due giorni che parlottano e già si vogliono sposare, io ho viaggiato mezza Europa e Palestina ed ancora non ho trovato una dama da amare…”

Fatto sta che Elias abbracciò il fratello augurandogli ogni bene e ripartì, in direzione di Treviso, dove sperava di trovare accoglienza presso il signore Azzo d’Este. Avvenne però che l’oste non volesse dare la figlia in sposa ad un giullare, benché costui giurasse di essere un artigiano di grandi doti, sia nel lavorare i metalli preziosi, sia il legno. “Dimostramelo – disse l’arcigno valligiano – e avrai in moglie la mia figliola”. Così Pin si inerpicò sulle montagne sopra Fenestrelle, dove all’epoca non c’erano né forti né alberghi inquietanti, e, aiutato solo dalla propria amata, in pochi mesi edificò la propria casa, con tanto di fregi d’oro e di legni finemente intagliati. La casa di Pin Cairel divenne così celebre e pregiata che ben presto altri giunsero a vivere nella sua valletta e la borgata che ne uscì prese il nome dal suo fondatore: Pincairel, oggi Pequerel.
La biografia medievale di Elias Cairel racconta che egli, stanco del troppo peregrinare, tornò ormai anziano a morire a Sarlat, da cui era partito tanti anni prima. Ma a noi piace pensare che si sia fermato a Pequerel, dal fratello Pin. La leggenda di Pin Cairel è comunque riportata solo da uno storico locale di inizio Novecente, il Bourlot. La nostra versione è fortemente rimaneggiata, come sempre..M

Personalmente penso che Bourlot possa aver collegato Pequerel e la località di Puy ad Elias Cairel partendo dai primi versi di uno dei testi più celebri del trovatore:

Era non vei puoi ni comba / on foilla ni flors paresca, / mas la blancha neu que tresca / mesclad’ab vent et ab ploia… (ora non vedo poggio o valle in cui compaia una foglia o un fiore, ma solo la bianca neve, che danza mischiata col vento e la pioggia)

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