La spesa prenatalizia

Elenco improvvisato delle principali categorie di clienti che affastellano il supermercato nella frenesia della spesa prenatalizia:

  • La vecchina che ha dimenticato alcuni ingredienti per una delle venticinque portate del pranzo (o del cenone, dipende dalla variante regionale) per tutta la famiglia, composta da tre figli, diciotto nipoti, nuore, cognati, generi, zii d’America e delle Indie. In genere la suddetta nonna ha già immagazzinato i beni per la festa circa due mesi prima, tanto che la sua dispensa può fare invidia alle furerie dell’esercito americano. Eppure si dimentica sempre qualcosa: un litro di latte (ne ha già 24 a casa, ma non si sa mai), un barattolo di mostarda o una bottiglia di vino. Spende sedici euro e settantanove centesimi, estraendo monetine dal borsello finché non raggiunge l’esatta cifra da pagare. Troppo indaffarata a cercare nella borsa, non ha il tempo di imbustare la spesa. Così, quando ormai la coda alla cassa è paragonabile a quella del casello di Melegnano il lunedì mattina, tra mille scuse, si affretta a metter via le poche cose che ha acquistato nel borsone di tela che si porta da casa. Il tutto senza spostarsi dalla stretta corsia, perciò tu, che vieni dopo di lei, puoi notare la tua spesa che viene battuta dalla cassiera inacidita perché nel frattempo nessuno provvede a sgomberare la cassa. Quando la vecchietta se ne va, sbuffando per la fatica, ormai senti la fatidica richiesta: “carta o bancomat?” della cassiera che ti guarda sprezzante, come se fossi tu ad aver generato la coda. La categoria “vecchina” può avere due varianti, entrambe generatrici di code chilometriche: 1) vecchina 2.0, che paga col bancomat ma non ricorda il PIN, oppure non ci vede bene e quindi deve estrarre gli occhiali da vista per digitare il codice, ma, ormai giunta al tasto verde, pigia per sbaglio “cancella” e deve rifare l’operazione almeno altre tre volte perché, presa dal panico, nel frattempo ha scordato la combinazione. 2) Vecchina accompagnata dal marito: costui è passato dalle pantofole alla camicia e al giacchino cinque minuti prima di uscire per accompagnare la consorte alla spesa e non è raro vederne qualcuno con ancora il pigiama di flanella sotto il giubbino. L’entusiasmo del marito è lo stesso dei bambini dal dentista. Per ripicca ha boicottato tutta la spesa, tra mugugni e “non lo so” alle richieste della moglie se per caso ricordasse quante bottglie di vino rosso ci fossero di scorta o cose del genere. Al momento di pagare, l’uomo estrae sempre e comunque solo banconote da cinquanta euro. “Ha due euro? oppure quindici centesimi?” “No. No. No. Non ho niente”. Si finisce comunque per ritardare, perché la cassiera è costretta a chiedere assistenza al caponegozio o a qualche collega per fare cambio di monete e banconote.
  • Madri di famiglia che si fanno la messa in piega per andare al discount, manco fosse la Galleria Umberto I. Ma perché?
  • Coloro che parcheggiano il SUV in doppia fila per acquistare i regali di Natale per i parenti nelle corsie delle offerte del Lidl, così confuse e ricche di cianfrusaglie da ricordare le bancarelle del mercato delle pulci: per lo zio Pino una levigatrice, al figlio del cugino Vincenzo le costruzioni Silvercrest (sotto lo stesso marchio, il Lidl vende anche custodie per telefonini, aspirapolveri, candele allo zenzero e asciugacapelli).
  • Le compagnie di diciottenni che fanno scorta di alcool per la festa dell’ultimo dell’anno, esibendo birre, vino e superalcolici sul rullo della cassa, con una sbruffoneria che fa quasi tenerezza per quella brama di essere notati. Verrebbe da dirgli: “ragazzi, bere come degli Alpini di Vicenza non vi rende più uomini e, soprattutto, ricordatevi che è dai tempi degli antichi Sumeri che all’ultimo dell’anno esistono dei diciottenni gasatissimi che fanno la spesa comprando superalcolici”; poi te ne freghi e ti limiti ad ignorarli; così il loro fegato scoppia più di quando trangugeranno tutto quell’alcool.
  • Famiglie frettolose che devono ancora comprare tutto l’occorrente per le feste: la madre dirige le operazioni al ritmo di “dai”, esortazioni e minacce varie ai bambini, il padre butta prodotti a caso nel carrello, i figli sgambano tra le corsie sbattendo contro i baveri delle giacche degli altri clienti o schiantandosi contro il banco frigo. Qualcuno di loro, prontamente impacchettato e prezzato, verrà rivenduto come stoccafisso, non c’è dubbio.
  • Bande di amiche che si ritrovano nella corsia dei detersivi, la meno affollatta durante il periodo prenatalizio, per spettegolare sulla maestra dei figli oppure su una conoscente comune che è stata colta in flagrante dal marito mentre lo tradiva con l’amante filippino e altre amenità del genere. Se ti azzardi a chieder loro permesso per avvicinarti all’ammorbidente superscontato, ti guardano male e poi ricominciano a ciarlare più infervorate di prima. Non resta che travolgerne una col carrello: “Oh, mi scusi”. Punirne una per educare tutte le altre (che si scansano immediatamente): poi sarà la tua maleducazione il prossimo argomento di conversazione delle comari.

E poi ci sono quelli che scendono dalle borgate disperse su per la montagna a fare le solite due spese: li riconosci perché hanno gli scarponi da neve, la cuffia e l’espressione spaesata di chi non vede altre persone da qualche giorno. Comprano lo stretto necessario, pagano celermente e poi risalgono lassù (a scrivere post acidi in cui commentano la varia umanità che hanno poc’anzi incrociato).

2 pensieri su “La spesa prenatalizia

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