Il sentiero maledetto

Noli foras ire, in te ipsum redi: in interiore homine habitat veritas.

Il sentiero che da Lou Donn porta, attraverso ripide forre e dossi gibbosi, su fino alla cima del monte e da lì prosegue verso le propaggini più meridionali della Val San Martino aveva un tempo la fama di ospitare il covo di una banda di contrabbandieri e ladroni.

Sui pianori più esposti al sole, là dove caprioli e volpi cedono il passo a lupi e cervi, neppure i pastori più esperti della montagna osavano ormai portare le greggi, per il timore di essere rapinati o ammazzati da quei briganti. Che questi ultimi ci fossero, nessuno lo metteva in dubbio, sebbene a Lou Donn e nelle altre borgate più basse non fossero mai scesi a depredare, crear chiasso o almeno a smerciare le loro mercanzie illegali.

Eppure, soprattutto nei pomeriggi più pallidi e silenziosi (a proposito, non date conto a chi vi dice che la notte è la parte più quieta e raccolta del giorno: non è così, non in montagna, non a Lou Donn. Se lo credete è perché non avete mai sentito l’ostinato allocco cadenzare i minuti col suo singulto o le lepri meschine supplicare vanamente le volpi di cambiar pasto) non era raro sentire le imprecazioni e le bestemmie dei ladroni o le schioppettate accompagnate da grasse risa. A chi tiravano quei masnadieri? Si sparavano tra loro, forse, oppure martoriavano qualche povero cristiano fatto prigioniero in chissà quale parte della valle. Le loro braci odoravano di morte, le loro donne, che si sentivano vociare come zigane, erano senz’altro sciatte bagasce acquistate a due soldi in qualche bettola dove erano state abbandonate dalla famiglia. Tutto di loro, insomma, inorridiva e schifava i bravi montanari di Lou Donn.

Un giorno a quel disgraziato di Pierre il pastore era toccata la sventura di perdere alcune delle pecore che brucavano le erbacce dei campi intorno al villaggio. Salito a recuperare le bestie, il pastore si era imbattuto nella banda di criminali. O così almeno si pensò quando lo si vede tornare ammutolito e d’un tratto imbiancato nel capo, come capita solo a chi riceve un grosso spavento; non parlò più il povero Pierre, e tutti si convinsero che quei delinquenti dovevano avergliene fatte di angherie per ridurlo così. Ma ad altri, negli anni seguenti, andò anche peggio, perché non tornarono più giù a Lou Donn; e anche nella Valle di San Martino giravano le stesse voci ed ormai quel sentiero era sempre più sconosciuto e negletto.

Anche le voci dei briganti, nel tempo, svanirono e, generazione dopo generazione, nessuno più si ricordò di loro ed ormai della banda di delinquenti e del loro sentiero maledetto nessuno ha più memoria.

E così è della verità, che intimorisce per la sua feroce sincerità e allontana le persone mantenendole nelle proprie paure e nelle proprie convinzioni. I pochi che vi si accostano finiscono scimuniti o vi si perdono e non tornano più. 

Io l’ho fatto il sentiero maledetto stamattina. Mentre ridiscendevo, un po’ deluso per non aver incontrato vestigia del covo dei briganti, uno di loro, con una risata maligna e l’archibugio spianato, mi ha sbarrato la strada, costringendomi a sedere alla loro tavolata, una lunga panca di legno, con pochi commensali e tanti posti vuoti. Abbiamo brindato alla stupidità degli uomini, alle nostre superstizioni e paure, poi al folle orgoglio e alle sciocche premure, all’incapacità di andare fino in fondo e alla presunzione e a tutte quelle altre cose che ci rendono così ridicoli. Calice dopo calice, mi sono ubriacato. Dopo i commiati, uno dei compagnoni mi ha raggiunto trafelato; il suo alito di morte mi ha sussurrato la verità all’orecchio, facendomi nauseare. Più tardi, guardandomi allo specchio, ho poi rinvenuto un capello bianco in più, come a quel povero Pierre di tanti tanti anni fa.

 

2 pensieri su “Il sentiero maledetto

  1. Quanto mi piacciono queste storie, noi e le nostre superstizioni, il tempo riesce a far dimenticare e la suggestione può giocare un ruolo rilevante ma qualcosa c’è davvero. Il tuo racconto mi ha ricordato l’ultima volta che ho passato la notte nel bosco, mentre gli umani sprangano le porte, spengono le luci e si infilano nei loro letti, il bosco durante la notte si risveglia, o perlomeno una parte degli abitanti del bosco. Quei suoni e rumori e ombre che non siamo abituati a sentire e vedere e che ci fanno sussultare sotto lo sguardo della luna dovrebbero farci comprendere quanto meraviglioso e magico sia il luogo che abitiamo.

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