Diario di guerra

Lo scopo della letteratura è trasformare il sangue in inchiostro (T.S. Eliot)

Capitolo I: Massimo Coisson a sua madre

Monte Vodice, 10 giugno

Amatissima mamma,

ti scrivo in risposta alla tua dopo un’intera giornata di dolore e sangue. Gli Austriaci hanno iniziato il contrattacco, sferrando maligni colpi alle nostre postazioni. Da due giorni nuvole di gas asfissiante avvolgono la nostra linea. Le casacche di tutti noi cambiano colore, divenendo di un verde brillante che ci rende bersagli agevoli al tiro delle mitragliatrici nemiche. Perfino gli orologi si fermano a causa del gas. Nel mentre, il nemico ci fa piovere addosso granate e tiri di bombarde. Si resiste. Molti dei miei pregano di ricevere la pallottola intelligente. Ossia un colpo ad un braccio o a una gamba, che li allontani dalla guerra senza ferirli mortalmente. Invece ricevono tutti pallottole ignoranti, come loro, che li accoppano e li lasciano a marcire nella dolina e nelle trincee.

Mi scrivi che Clara è in pena per me. Dille di non disperare. Se questa battaglia avrà buon esito, è sicuro che la guerra finirà prima dell’estate; e allora forse farò in tempo a tornare a casa per la vendemmia. Ad ottobre potrò finalmente mettere in pratica la mia patente di maestro, magari in una delle scuolette lì nella valle, ché sarebbe bello non allontanarsi da voi per lavorare. Che speranze, cara mamma.

Ti abbraccio fortemente,

tuo Massimo

Capitolo 2: Giuseppe Ghione al fratello

Monte Vodice, 11 giugno

Caro fratello,

la battaglia infiamma. Al prezzo di grandi sacrifici, restiamo in posizione. In pochi giorni la batteria si è guadagnata un gran nome e una bella fama, in virtù del coraggio di tutti i miei bombardieri. Gli ufficiali si battono con ardore e abnegazione. Ve n’è uno piemontese come noi, un tale Coisson, dell’inverso di Pinasca. Egli non si nega mai, conforta la sua compagnia e sprona tutti a fare il meglio con l’esempio che mostra. L’ho proposto per una promozione al Comandante Gonzaga, che non ci abbandona neppure per un istante e ci guida in ogni difficoltà.

I morti sono tanti ed imputridiscono nella dolina, poiché non si ha il tempo di seppellirne dieci che già altri dieci sono colpiti dal nemico. La montagna di roccia non ci regala sufficiente terra per coprire i caduti con una grande fossa, sicché il loro odore ci intossica quasi quanto il gas austriaco. Quest’oggi si è dovuto spostare un cumulo di cadaveri per posizionare le bombarde. Queste terre irredente ci costano un caro prezzo, fratello.

Confortati, la vittoria arriverà presto.

Giuseppe

Capitolo III: Massimo a sua madre

Monte Vodice, 16 giugno

Amatissima mamma,

la situazione è sempre più tetra. Il gas barbaro degli Austriaci, la pioggia di granate, le grida soffocate dei feriti rendono la vita in trincea un calvario. Il rimbombo dell’artiglieria nemica ci tiene compagnia notte e giorno, regolare e cadenzato come le campane della domenica.

Oggi ho guidato la compagnia su un camminamento scosceso, dove piazzare i pezzi necessari a resistere all’urto austriaco. Il sentiero è stretto e a momenti uno dei miei cadeva nel dirupo sottostante. Si sale silenziosi come caprioli e fitti come capre. Questa montagna è più aspra e spoglia delle nostre, sebbene il punto dove il tenente colonnello Ghione mi ha ordinato di porre le bombarde quest’oggi mi ricorda assai le balze ripide del Don, con il suo torrente in cui da bambini io e Felice ci bagnavamo durante le nostre passeggiate.

Hai nuove del fratello Felice? Son certo che anche lui si batte con ardimento e animo.

Qui, nonostante le avversità, tutti si sacrificano per la patria. Il tenente colonnello Ghione è di Savigliano e quando vuole deridere i soldati pigri parla loro in piemontese, che solo io capisco. Ci scappa sempre una risata. Anche il comandante Gonzaga è spesso tra noi, combattendo in prima fila tra i suoi militi. Dicono tutti che riceverà presto una medaglia d’oro per il suo valore, perché è raro che un nobile come egli è si batta insieme ai contadini e ai minatori. 

A presto cara mamma,

abbraccia Clara e la famiglia tutta. 

Tuo Massimo

 

Capitolo IV: diario di guerra del tenente colonnello Giuseppe Ghione

20 giugno.  Ricognizione a Quota 652 per cercare posizioni per altri quattro pezzi.
Scelta la posizione per la 1° Sezione Tenente Fumetti sulla destra della selletta (Quota 592 e Aspirante Giansanti, Quota 652, dietro al camminamento Austriaco. Perduta intera compagnia di Coisson, quota 672, avanzata in postazione pericolosa per proteggere il resto della batteria. Numerosi morti, comandante di compagnia Massimo Coisson gravemente ferito e trasferito all’ospedale di campo. Smantellata posizione a quota 672, perdute 96 bombe cariche e spolette. Povero Coisson.

 

Capitolo V: telegramma espresso comando militare 53° divisione

Comunicare alla famiglia comandante di compagnia Coisson Massimo decesso dello stesso presso ospedale militare di Milano in data 24 giugno 1917 in seugito a ferita riportata in combattimento sul monte Vodice. Riferire proposta del tenente colonnello Ghione di medaglia di bronzo al valor militare per il comandante di compagnia Coisson Massimo.

 

La storia prende spunto dalle vicende del ventitreenne comandante di compagnia Massimo Coisson, originario di Inverso Pinasca, ferito a morte durante la battaglia del monte Vodice, nel quadro della cosiddetta decima battaglia dell’Isonzo. Anche suo fratello Felice, di due anni più giovane, sarebbe morto sul fronte in quella maledetta prima guerra mondiale. Entrambi erano maestri elementari.

Sul Vodice combatté anche il tenente colonnello Giuseppe Ghione, cuneese, di cui ho avuto modo di leggere alcuni appunti tratti dal diario di guerra.

Le lettere, il legame tra i due e il telegramma sono frutto di invenzione. Però Massimo ricevette davvero la medaglia di bronzo al valor militare.

Il generale Maurizio Ferrante Gonzaga, discendente della nobile famiglia mantovana, ottenne ben due medaglie d’oro al valor militare durante la prima guerra mondiale: una per la difesa del monte Vodice del giugno 1917. In precedenza aveva combattuto nella guerra contro la Turchia per la conquista della Libia (1913). Viene inoltre ricordato per essere stato per pochi mesi comandante generale della Milizia volontaria creata da Mussolini nel ’25.

 

 

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