Il miele della sapienza

Un vecchio saggio un tempo viveva nella borgata di Lou Donn. Si diceva fosse figlio di dei, perché conosceva ciò a cui gli altri uomini non osavano accostarsi: perché il sole tramontasse tutti i giorni, ma poi risorgesse dopo la notte; oppure il motivo per cui gli uomini trovano sempre scuse per fare la guerra o per odiare.

Benché vecchio e saggio, Robert, così si chiamava l’uomo, era ancora bello, forte e valente in ogni situazione, sicché a buon motivo si pensava fosse stato beneficato dalla sorte o dalle divinità.

Ma questo scatenò l’invidia e la rabbia di tanti paesani, che si spaccavano la schiena nei campi come Robert eppure tutti insieme non avevano neppure la metà delle sue conoscenze e delle sue doti. Capitò dunque che due fratelli, giovani e massicci come tori, ma con il cervello cavo come una grotta e la pancia gonfia di cattiveria, decisero che avrebbero catturato Robert finché egli non avesse rivelato la fonte della sua sapienza.

Una bella mattina, dunque, con una scusa si recarono a casa del vecchio e, non appena questo aprì la porta, gli stamparono un colpo di vanga sulla fronte, lasciandolo tramortito al suolo. Quando poi il povero Robert si risvegliò, intontito e attonito come potete immaginare, si trovò quei due stupidi aguzzini di fronte al viso, che ridevano e sogghignavano intimandogli di dire come potesse essere così intelligente, saggio e valente.

Robert, senza scomporsi,  affermò che avrebbe mostrato loro la fonte della sua sapienza, ma che per fare ciò dovevano liberarlo, perché si trattava di fare un bel pezzo di sentiero in montagna a piedi; “a meno che – soggiunse – non mi portiate a spalla, temendo che io possa fuggire e rivelare a tutti quello che mi state facendo”. I due sciocchi fratelli, di fronte al rischio di essere scoperti, acconsentirono a caricarsi il vecchio saggio sulle spalle, prima l’uno e poi l’altro, alternandosi nel trasportare Robert.

Giunti ad una radura, i due si chinarono a riprender fiato e iniziarono a insultare Robert, ansimando: “Bada, vecchio, che la tua saggezza tra poco riveli la sua fonte, se non vuoi finire male”. Robert. con volto tranquillo, rispose che ormai erano giunti e che non avevano niente da temere: la saggezza ama svelarsi perché spera di diffondersi tra gli uomini. Poi indicò ai due fratelli un alveare di api. “Ecco – disse – quella è la fonte di tutta la mia conoscenza, accostatevi e gustate il miele della saggezza.” I due fratelli ebbero un sussulto: rischiare mille e mille punture d’api per diventare saggi?

Uno dei due, timoroso, chiese a Robert: “Come hai fatto tu a servirti di quel miele senza essere punto?”. Ma Robert chiarì che era proprio il contrario: “La saggezza è dolce come il miele, ma punge come mille api che ti inficcano il loro pungiglione nella carne, perché ogni parola che apprendi, ogni scienza che studi, ogni rivelazione della natura che impari te ne chiederà altre mille per essere completata, e così all’infinito”.

I due fratelli, quasi terrorizzati da quelle parole, slegarono il vecchio Robert e gli chiesero scusa: meglio la loro testa cava in cui ristagnava l’aria piuttosto che una vita trascorsa a rincorrere parole e conoscenza. Poi scesero a Lou Don, lasciando il saggio a contemplare la montagna.

Qualcuno dice che Robert si sia inventato quella storiella nella speranza di far pungere i due fratelli da mille e mille api; altri, però, giurano di aver visto il vecchio più volte accostarsi all’alveare a suggerne il miele, mentre centinaia di api inferocite lo marchiavano su tutta la pelle.

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