Rêverie di un lombrico

Sono un lombrico. Sono un piccolo, inerme, lombrico della terra.

Non ho idee né niente di paragonabile a quelli che voi chiamate sentimenti. Non posso neppure affermare di avere obiettivi o finalità, tanto che la dialettica prede/predatori che vige in buona parte del creato non mi ha mai sfiorato. Sì, certo, ho schivato più volte gli attacchi sotterranei delle talpe o quelli aerei dei rapaci, ma per puro meccanicismo, senza astuzie o strategie. La mia sopravvivenza è affidata al caso. Insomma, sono un piccolo, insulso, verme della terra.

Il fatto che ora io sia qui ad esporvi queste cose, si badi, sorprende più me che voi. Fino a poche ore fa non ero altro che una striscia salmastra e gelatinosa adagiata su una strada, morta chissà come; perché davvero non ricordo come ho smesso di vivere. D’altra parte, non ho ricordi di nessuno degli attimi, dei minuti e delle ore precedenti della mia strisciante vita. Tutto inesorabilmente rimosso nello stesso frangente in cui trascorre. Solo qualche labile impulso elettrico che mi suggerisce di continuare per un sentiero per trovare da mangiare o di scavare un cunicolo per ricavarmi un riparo; o di accoppiarmi, ovviamente. Non ridete, perché pare che le tre cose suddette ci rendano particolarmente simili, sebbene a voi faccia piacere indorarle e infiocchettarle sotto altri più eloquenti nomi. Scusate, so che non siete qui riuniti per subire una requisitoria da un lombrico della terra. Perciò torno subito al dunque.

Mi sono risvegliato d’improvviso, provando dolore. Qualcuno di voi deve avermi calpestato, inavvertitamente. Mai provato dolore in precedenza, dunque devo dire che la sorpresa è stata notevole. In questo campo ammetto che ho davvero tanto da imparare da voi, che avete l’aria di saperla lunga sulla questione.

Il dolore l’ho ritrovato più tardi nel corso della giornata, frammisto all’amore. Perché l’amore è doloroso, benché in molti tra voi si ostinino a sostenere il contrario. Ma essi mentono, reprimendo una consapevolezza che pure un lombrico della terra ha raggiunto al suo primo giorno di vita umana. Perché l’amore ci ricorda che non siamo autosufficienti, ma che la nostra felicità dipende da qualcun altro. Spero non vi offendiate se mi sono permesso di paragonare un amore di lombrico ai vostri nobili sentimenti, eppure mentre contemplavo quello splendido esemplare della mia specie – passivo e alogico come lo ero io fino a qualche ora prima – ho pensato proprio quello che vi ho riferito. Esso poi, nel suo ermafroditismo, si è avvicinato per stringermi in un amplesso molle e attorcigliato che non ha lasciato spazio per parole (che d’altronde lui, o lei, non avrebbe inteso) né comunicazione alcuna.

Pertanto, dopo aver provato dolore e amore in un’unica giornata, ho deciso di tornare alla mia inerme e piatta vita di lombrico. Chiedo a voi come fare a declinare questi doni, il pensiero e i sentimenti, che qualche buon dio oggi ha deciso di dispensarmi. In cambio prometto che tornerò ad occuparmi di ciò che più mi compete, aerare, fertilizzare e concimare il suolo. Ma solo trovate il modo di liberarmi da questo fardello di umanità.

IMG_20180523_192349054 (1)
L’ispirazione del racconto di oggi, qualsiasi cosa sia.

La morale migliore in questo mondo dove i più pazzi sono i più savi di tutti, è ancora di dimenticare l’ora.

P. Verlaine

2 pensieri su “Rêverie di un lombrico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...