Le foglie morte

Difficile scrivere negli ultimi giorno. Costipazione creativa. Ti guardi intorno e di colpo Lou Donn non è altro che borgata Don, anonima frazioncina di una decine di case a meno di un chilometro dalla tangenziale. La magia invernale sembra sparita.

La primavera, con i suoi colori accesi e l’odore fresco di erba tagliata, dovrebbe essere d’ispirazione. Ma non è così. Nel bianco asfittico dell’inverno sapevo riconoscere molte più sfumature di colore e significato che nel caleidoscopio di oggi.

Ma in fin dei conti non è colpa della primavera. La responsabilità è sempre di se stessi. Gli impegni, il lavoro, le persone: tutto sembra congiurare per sotterrare l’ispirazione e ficcarci sopra una croce… ma non è una scusa? Settimane fa scrivevo al termine di giornate ben più pesanti, dopo il lavoro, la strada fatta più volte con il pellet a spalla, lo studio per l’università e tante altre incombenze. Gratti la scorza di limone delle scuse e trovi un nucleo agro che si chiama semplicemente annoiata costipazione creativa.

E così tutta l’ispirazione si riduce all’ennesimo tour della montagna per salire a pulire i filtri dell’acqua, in una corsa serotina contro il buio incipiente. Cammina cammina, arrivi al solito tratto di sentiero ricoperto di foglie morte e macerate dall’acqua che rigagnola da ogni punto della montagna, che sembra trasudare come un ragazzino dopo un allenamento intensivo. Il filtro è pulito, ma l’acqua non scende. Così apri i connettori un po’ a caso, sperando che le bolle d’aria si sgonfino lasciando passare il getto d’acqua. E non puoi far altro che sdraiarti sul profilo inclinato della montagna per compiere la suddetta operazione, finendo nelle foglie morte, che ti si appiccicano alle braccia e ai capelli.

Gorgogliando ed eruttando, l’acqua riprende il suo corso. Ti stacchi una zecca dal maglione, ti scrolli qualche foglia e rincasi velocemente per farti una doccia, una di quelle docce soddisfacenti, non solo per la pulizia in sé, ma anche perché frutto del tuo lavoro. Soddisfacente come quelle foglie rancide, che ti han fatto tornare la nostalgia della brutta stagione.

Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Tu vois je n’ai pas oublié.
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi…

Jacques Prevert (e Yves Montand)

2 pensieri su “Le foglie morte

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