Il suonatore

Un tempo viveva a Lou Donn un tale Folchetto, suonatore di ghironda, che intratteneva con la sua musica i popolani gaudenti durante le sagre dei paesi nelle piazze o gli amici e i parenti degli sposi mentre questi erano già saliti a consumare la prima notte di nozze.

Quella volta non si sa dove fosse stato Folchetto né chi avesse dilettato fino a tarda serata; ma insomma rincasava tardi percorrendo ormai al buio il sentiero che porta alla borgata di Lou Donn. Superati alcuni terrazzamenti, rigonfi di vigne, il nostro Folchetto si imbattè in un cinghiale, che veniva proprio verso di lui, raspando il suolo a muso basso: che fare? Il cinghiale non aveva nessuna intenzione di indietreggiare e già si preparava a caricare il suonatore, quando questi si ricordò della sacca piena di vivande che gli avevano consegnato, come paga per il divertimento che aveva dispensato con la sua musica, alla festa da cui stava rincasando. Gettò una manciata di vivande verso il cinghiale che, attirato dal profumo del cibo, si chinò a mangiare senza più curarsi di Folchetto. Costui allungò il passo e superò l’animale.

Neanche il tempo di superare quella paura che il povero Folchetto venne raggiunto da una volpe screziata, che, quasi miagolando come una gattina, iniziò a fissare con bramosia sia la borsa del suonatore sia i suoi polpacci. Egli però non ci pensò due volte: raccolse un sasso da terra e lo scaglio contro la volpe, sfiorandole il pelo argentato; la volpe, sorpresa, si bloccò, ma dopo il secondo lancio di Folchetto scappò senza aver ottenuto nulla.

Infine fu la volta del lupo, che fissava da dietro i faggi il suonatore Folchetto, in attesa di azzannarlo e sbranarlo. Con lui né i sassi né le vivande funzionarono: l’animale schivò i primi e inghiottì le seconde, ma era sempre lì a tramare contro l’uomo, terrorizzato.

Così Folchetto non potè far altro che estrarre la ghironda e suonare una courenta al lupo; la fiera, immediatamente ammansita, si chinò ad ascoltare la musica, con la testa piegata e le zampe incrociate. Quando Folchetto si allontanò il lupo lo salutò scondinzolando. L’uomo giunse finalmente a casa ed ebbe una bella storia da raccontare ai nipotini.

La morale della storia

Chi ha avuto la bontà di arrivare alla fine del testo, per coglierne il significato allegorico, ragioni sul fatto che il cinghiale rappresenta la prepotenza, la volpe la furbizia, mentre il lupo la violenza: per affrontare ciascuno di questi vizi è necessaria una certa mossa, che non è mai quella che ci si aspetta.

Folchetto è un po’ orfeo che incanta le fiere e un po’ Dante che ascende il dilettoso monte. Ma fondamentalmente è un alunno di Machiavelli:

 Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può per tanto uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro, e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E, se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma, perché sono tristi e non la osservarebbano a te, tu etiam non l’hai ad osservare a loro. 

2 pensieri su “Il suonatore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...