Salmone e salmonella

Le case, anche quando sono disabitate, non sono mai abbandonate del tutto. Ci trovi gatti randagi o serpenti, qualche fantasma del passato e, soprattutto, tanta ispirazione: basta provare a immaginare come fossero quelle case quando ancora erano vissute e calde d’affetto per creare mille racconti.

C’era qualcosa che lo disturbava in quell’incipit. Una certa retorica intimista a cui si era affezionato, forse, e che aveva reso la sua cifra stilistica; e pure alcune espressioni troppo scontate nella loro banalità. Calde d’affetto. Proprio non andava.

Decise che tanto valeva piantarla lì e prepararsi la cena. Aprì il frigo, ne cavò due uova e due fette di pane bianco a cassetta. Sbatteva le uova distrattamente, pensando a come continuare la descrizione, senza avvitarsi in una scontata tirata antimoderna. L’agitazione, che rendeva ogni riga da scrivere una trincea da assaltare con la baionetta, lo aveva così distolto da quell’azione di bassa manovalanza culinaria da non accorgersi del colore troppo aranciato di quelle uova. Insomma, la frittata rancida finì dritta nella pattumiera, tirandosi dietro quelle due fette pallide di pane. Non che queste avessero qualcosa, ma ormai la cena gli era andata in acido, sicché il prendere e il gettare tutto quanto fu una sorta di vendetta a quella cena abortita. Fanculo la salmonella, pensò. Restò solo con la birra: anche quella aveva rischiato di finire svuotata nel lavandino, per quel colore ambrato che gli ricordava le schifose uova di poco prima. Poi il profumo del frumento e del luppolo della hefeweizen ebbero il sopravvento.

Salì alla camera superiore e da lì fuori sulla veranda. La frescura sembrava fatta apposta per cullargli la birra, tenendola in fresco in quell’aria bagnata. Gli piacque quell’idea della placenta aerea per la birra e se la segnò mentalmente, perché l’avrebbe riusata in qualche testo. Annusava la pioggia che era caduta fino a poco prima sulla borgata deserta, ascoltando i grugniti che venivano dal bosco. La salmonella sfiorata gli aveva offerto paradossalmente lo spunto per continuare la descrizione di quella sera: ecco, si sarebbe descritto come un salmone; un salmone che risale la corrente, dal mare fino all’alto dei fiumi, alla rovescia. Come un gambero che ignora le voci intorno a sé e si ostina a salire per la propria rotta, fino a scoprire la sorgente della montagna e lì morire.

Poi succede qualcosa: in fondo al nero, tra cielo e montagna, tre luci vagamente intermittenti gli strizzavano l’occhio. La casupola davanti alla propria aveva sempre occultato quella borgata dall’altra parte della valle; perché non c’erano dubbi sul fatto che fossero case quelle che emettevano la luce, e non stelle. Provò nostalgia a quel pensiero. Sull’altro versante, le luci si facevano compagnia, mentre lui, da questa parte, era tutto solo, lupo rinnegato, gambero ostinato, salmone mezzo salmonellato.

Ma il colpo di grazia glielo diede il pensiero successivo. Le casette lì c’erano sempre state, lui non le aveva mai viste perché non aveva voluto, fino a quella sera, cambiare prospettiva: infine, era bastato spostare di pochi centimetri la seggiola per illuminare una nuova realtà. Ripensò alla narrazione che faceva di sé, del salmone controcorrente, della sua scelta di salire a vivere in montagna, da solo, in spregio al mondo, alla società, alla modernità e a tutte quelle altre cose che raccontava sempre.

Con terrore, pensò ad una prospettiva completamente diversa: e se in fin dei conti si era semplicemente ritirato lassù perché, grazie alla tecnologia, onnipresente e pervasiva, aveva semplicemente fatto a meno dell’interazione diretta delle persone, potendo contare sulla ben più comodo maschera dell’interazione mediata?

D’istinto, prese il telefono e lo gettò, così con il caricabatterie e infine, ridendo satanicamente lo stesso fece con il compu….

Qui suis-je?

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Un pensiero su “Salmone e salmonella

  1. giacomocolossihotmailit

    Ehi…
    Sei connesso al mondo con un blog parecchio visto.
    Non spaccare PC e smartphone…
    Servono per comunicare ciò che hai scritto stasera, e ora apro una birra.
    Bella storia auto B
    Ciao Ema

    Mi piace

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