Animali totemici

Anche i meno esperti di sciamanesimo o esoterismo sanno dell’esistenza degli animali totemici: lupi, leoni, orsi, bestie feroci, possenti e fiere che simboleggiano forza, coraggio e altre mille virtù che trasmettono ciascuna ai propri assistiti.

Io ho sempre pensato che il mio animale totemico fosse il gufo: il povero rapace, simbolo universale di sventura e malasorte, è sempre stato anche capace di assommare in sé l’essenza della saggezza e della sapienza, a cui si cerca di aspirare, e quella della morte e dell’oscurità profonda dell’animo umano, quantomeno del mio. Proprio per questa contraddittoria commistione di significati, il gufo mi ha sempre protetto, parlandomi, come il duzou di un tempo, nelle sere di tremenda tristezza.

Ma in questi ultimi giorni Lou Donn e il suo bosco mi stanno suggerendo di aprirmi ad altri possibili animali totemici. La scorciatoia verso le vasche dell’acqua, sopra la borgata, oggi si è trasformata in una specie di viaggio onirico, che mi ha permesso di entrare in contatto con alcuni dei possibili totem di scorta.

  • mamma cinghiale: presenza ossessiva dei miei pensieri mentre salivo verso il torrente, sebbene non si sia materializzata alla vista, ha agitato il mio percorso. I suoi grugniti trapassavano la mia mente con la stessa forza con cui mi immaginavo che le sue zanne avrebbero fatto con la mia pancia se l’avessi incrociata mentre riaccompagnava a casa i suoi cucciolotti dall’insoglio quotidiano. Mamma cinghiale rappresenta l’ansia e la paura del futuro.
  • zecche: il clima umido del sottobosco della ripida scorciatoia lungo il torrente (a terra, in alcuni punti, ci sono ancora venti centimetri di foglie autunnali, bagnate e gonfie) ha favorito la proliferazione di questi simpatici parassiti. Qualsiasi gocciola cadesse dai rami, qualsiasi prurito improvviso e paranoico sembrava causato dalla miriade di zecche che, ne ero sicuro, mi si erano già appiccicate addosso. Per questo la zecca è simbolo di attaccamento morboso e gelosia. Per la cronaca, di tutto quell’esercito persiano di zecche che immaginavo mi ricoprisse, poi ho scoperto che solo un’esploratrice stava davvero saggiando il punto preciso in cui attaccarsi per assaggiare il mio sangue, acido.

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  • Natrice dal collare: un piccolo di questo comune colubride, più spaventato di me e Junior, si aggirava sotto i nostri piedi (Bergère gli è passata sopra due o tre volte, senza neppure accorgersene). Convinto si trattasse di una piccola vipera, ho mentalmente ripassato tutte le possibili morti a cui andavo incontro se fossi stato morso: conoscendomi, infatti, sapevo che sarei svenuto appena dopo il morso, più per la paura che per il male, sbattendo la testa contro qualche pietra o finendo sepolto sotto uno strato di foglie marce, divenendo compost buono solo come incubatrice per le zecche o come insoglio dei cinghiali. Il povero serpentello, avendomi letto nel pensiero, ha prontamente cambiato strada dopo pochi secondi, ricordandomi che spesso l’apparenza inganna. La natrice è simbolo di paure immotivate e perfino di speranza.

Ora capiranno perché hanno paura del buio. Ora sapranno perché hanno paura della notte. 

2 pensieri su “Animali totemici

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