La radici del sapere

Beppe e Cristiana, una settimana fa, ci hanno regalato un volume di Gianni Castagneri, Le radici del sapore: l’identità alimentare delle Valli di Lanzo. L’autore ricostruisce, utilizzando una serie di fonti accurate, la storia dell’alimentazione di questa parte delle Alpi occidentali.

Ma non è il solito libro di ricette dal passato, un po’ nostalgico, in cui ci si affanna a sostenere che un tempo, nonostante la povertà, si mangiava meglio di oggi, eccetera eccetera. Il saggio di Castagneri, piuttosto, ripercorre da un punto di vista culturale le usanze alimentari delle popolazioni alpine delle valli di Lanzo, svelandone pure le valenze simboliche.

Oh certo, l’idea di cibarsi di tassi o vipere, di far festa (e far la festa) per un gatto, o di glorificare la produzione della toma come qualcosa di sacro oggi potrebbero sembrarci aspetti da relegare ad un passato medievale di oscurantismo e fame. Oggi tutto ciò è debellato dall’opulenza e dallo spreco sicché certe abitudini ci disgustano e son buone solo per il folklore locale o per gli studi di antropologia.

IMG_20180430_140706962.jpg
Pezzetto di palco di capriolo (Rudolf?) rinvenuto da Elena oggi

Siete mai stati ad una di quelle sagre di paese in cui si rievocano eventi storici del passato o semplicemente si ricordano le usanze di un tempo? Le province di buona parte d’Italia traboccano di manifestazioni di questo tipo. C’è la figurante che fila con un vecchio fuso dell’ottocento, mentre dietro l’angolo la cartomante legge i tarocchi. Militi e gendarmi vari, cavalieri e soldati spagnoli del ‘600, chiacchierano investendo i visitatori di colori, suggestioni e ricordi scolastici sbiaditi a cui si sono sovrapposte decine di immagini cinematografiche. Il passato è schiacciato, compresso in un’unica parola, la tradizione, che copre decine o centinaia di anni. Come se non ci fosse mai stata evoluzione, scarto, novità nella storia di un qualche territorio.

Ci immaginiamo che tale immutabile tradizione debba valere a maggior ragione per delle vallate periferiche delle Alpi: ma qui interviene Castagneri col suo libro, a scrostare via i pregiudizi e a spiegarci l’importanza delle innovazioni e dei cambiamenti nella storia alimentare (e non) delle valli.

Insomma le tradizioni, se non si rinnovano, muoiono. Ne può essere conservata la memoria ma non il valore, che è attuale o non è (D. Jalla, citato nelle conclusioni da Castagneri). E così passi dalle radici del sapore alle radici del sapere.

2 pensieri su “La radici del sapere

  1. Incredibilmente vero, lo stesso avviene anche da noi in Sardegna. Penso, anzi, che sia uno di quei luoghi in Italia in cui maggiormente le tradizioni ed il passato siano presenti oggi continuando a vivere ed essere vissute, probabilmente il mare che ci isola contribuisce a preservarle.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...