Il furto

Ogni racconto ha bisogno di un’ora giusta e di un posto giusto per essere narrato. La storia di oggi è una storia notturna e per poche persone.  Il buio si è già impadronito del bosco e della montagna; sugli scalini di pietra tra le case di Lou Donn brilla qualche lanterna. Siamo nella stalla di una casetta della borgata. Lì un gruppetto di persone, uomini, donne, bambini, è in attesa dell’inizio del racconto, come tutte le sere.

Ma questa volta le cose andranno diversamente. Oggi qualcuno ha commesso un furto: due pani di segale sono scomparsi dal bancone del forno comune. Due pani neri, in tempo di carestia, non sono cosa da poco. Così gli anziani della borgata hanno deciso di rinunciare al racconto quotidiano per discutere del furto e cercare di far saltar fuori il colpevole.

Si spengono le candele, i presenti si siedono in cerchio, con il viso rivolto verso le pareti esterne. Tutti parlottano sommessamente, è difficile riconoscere in quel mormorio le voci individuali. Un’unica, continua e anonima voce collettiva commenta l’accaduto. “Tante ore di lavoro nei campi buttate per l’egoismo di qualcuno”. “Quel pane avrebbe nutrito i bambini”. “I bambini hanno la priorità, ce lo hanno insegnato i nostri vecchi”. “I vecchi dicevano che chi ruba va punito”. “Chi ruba per fame però va perdonato”. “Chi ha fame va aiutato”. “Avevo tanta fame, non ho resistito, ma un pane è ancora integro”. “Anche io ho assaggiato un boccone di quel pane caldo”. “Anche io. Ho nascosto l’altro pane nella legnaia”.

Il processo si è concluso. I ladri hanno confessato, ma sono rimasti anonimi. Il giorno seguente gli anziani della borgata ispezionano la legnaia e trovano uno dei due pani ancora intatto, avvolto in un bel fazzoletto bianco. L’altro è smordicchiato. Piccoli palati da bambini hanno lasciato la loro impronta. Non c’è condanna, non c’è punizione. Chi ha rubato ha capito che la comunità si sarebbe comunque tolta il pane di bocca per garantirgli di mangiare.

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La storiella è ispirata alla pratica del wara, diffusa presso il popolo degli xavanté, in Amazzonia. Non so di pratiche simili nell’arco alpino, né in generale nella cultura occidentale. Da noi la distinzione tra parlante e pubblico è netta; si parla dalla cattedra, si pretende silenzio e attenzione, ci si espone e si è responsabili individualmente delle parole che si dicono. Per gli xavanté è tutto il contrario: nel wara le persone si mescolano, si toccano e si sovrappongono, fisicamente e acusticamente. Parla il gruppo, è responsabile il gruppo. I bambini sono i meno esperti e i più riconoscibili. Ma tanto loro hanno la priorità anche là, tra gli xavanté. 

7 pensieri su “Il furto

  1. Proprio oggi stavo “filosofando” sulle diversità comportamentali dei giovani di ora con noi “di un tempo fa”. Osservavo una adolescente, con Cell esibito, ostentato, mentre attraversava una strada in un tratto non semplice di viabilità. Sembrava affermare nella postura e negli atti il concetto:IO devo attraversare e siccome sono sulle strisce, doppiamente IO fermo il mondo. E nel farlo non controllava il traffico ma camminava, neanche celermente. Alla sua età io affrontava l’attraversamento spavaldamente ma consapevole che dell’altro (l’autista) non mi potevo fidare. Potevano rompersi i freni, poteva avere uno starnuto, una gibigiana di sole… e io finivo la mia supponente vita. Ora vedo spesso che i giovani vivono, agiscono con la “certezza dei propri diritti”, cioè pretendono che la fiaba che vede loro protagonisti abbia SEMPRE e comunque il finale che loro pretendono. Sempre HAPPY, chiaro. I ragazzi di Lou Don oggi avrebbero detto di sicuro: l’ho preso io. È allora? IO avevo fame ed era mio diritto prenderlo. L’ho mangiato IO, mica l’ho gettato.
    Diciamo che ne dobbiamo prendere atto. Là c’era una comunità di sopravvivenza, qui una accozzaglia di “consumatori” che vivono con l’impero del: IO ho un bisogno e IO lo devo soddisfare a tutti costi perché è così che vuole la comunità.
    Buona giornata, gente e ricordate che le gente di montagna ha una gamba più corta per poter stare sulle pendenze delle valli e quando viene in pianura si distingue perché sembra un po’ storta. Io faccio fatica a finger i “dritto”. Baci

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  2. Stefano

    Molto bello! In questi giorni a scuola c’è un rompi rubinetti seriale che sta disfando i lavandini dei bagni della scuola … Posso condividere questo racconto con i docenti e alunni della scuola? per dare degli spunti diversi non basati sulla colpa ma sui motivi.

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    1. Anna

      Ciao Stefano!
      Grande Emanuele! Sono queste le cose che dovrebbero essere insegnate ai ragazzi!
      È un modo alternativo per far capire loro che ogni gesto ha una sua conseguenza non solo per loro ma anche per il resto della società.
      Penso che l’idea di Stefano sia ottima….anzi andrebbe usata come spunto in tutte le scuole😉

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