La spirale del silenzio.

L’allievo attento che vuol essere attento, l’occhio fisso sul maestro, le orecchie bene aperte in ascolto, si esaurisce a tal punto rappresentando la parte dell’attento, finisce per non ascoltare nulla. (Sartre, L’essere e il nulla)

Le norme. Le norme reggono l’interazione tra di noi. Dobbiamo sempre dimostrare di essere presenti alle situazioni e attenti, esibire normalità. Temiamo l’imbarazzo, l’umiliazione, lo stigma.

Quando mi capita di dire dove abito, anche con una punta di orgoglioso coraggio, spesso le persone mi guardano stranite e mi domandano istintivamente: “perché?“. Quando spiego che non c’è un perché, che ce ne sono tanti forse, che forse è più importante il come, mi guardano come fossi pazzo.

Vivere in una borgata dispersa nei boschi non è congruente con l’immagine e il ruolo sociale che ho, dovrei, avere. Così spesso rinuncio a rispondere, faccio un sorriso inebetito e, al massimo, dico che la casa costava poco. La ragione economica spiega tutto e nessuno ha più nulla da ridire.

Tutto ciò mi sembra una variante individuale della teoria della spirale del silenzio, avanzata una quarantina di anni fa da Elisabeth Noelle-Neumann. La teoria è semplice: nell’individualismo imperante, siamo sempre più isolati dagli altri, tanto che abbiamo paura ad esprimere le nostre idee, per paura di essere emarginati e considerati devianti. Così ci fidiamo dell’opinione dei media, convinti che essa esprima idee condivise dalla maggioranza. Quando siamo in disaccordo, taciamo prudentemente; quando crediamo nell’opinione comune, ci esprimiamo e finiamo per contribuire a questa spirale di conformismo.

Federico Boni dice che rari eroi hanno il coraggio di affermare la propria unicità davanti al mondo, a proprio rischio e pericolo. Ne salta fuori che ci adeguiamo quasi tutti, tragico scotto che dobbiamo pagare per mantenere i rapporti sociali. Insomma, l’uomo ha una natura sociale, ma da essa deriva una grande sofferenza; che poi è il motivo per cui vivo in una borgata disabitata. Ma vaglielo a spiegare agli altri…

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Ramarro. Se gli parli, ti ascolta.

 

 

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