Effetto Lucifero, ovvero: quanto ti conosci?

Sto leggendo un libro, The Lucifer effect, di uno psicologo americano, Philip Zimbardo, celebre per l’esperimento carcerario di Stanford, del ’71, ripreso poi nel volume. In breve, Zimbardo divise un gruppo di studenti tra carcerieri e carcerati, chiedendo loro di rispettare i rispettivi ruolo: pochi giorni dopo, il professore interruppe l’esperimento, dato che gli studenti-carcerieri si erano calati così bene nel ruolo da intraprendere una serie di violenze fisiche e psicologiche verso i compagni.

En passant, ispirato alla vicenda di Stanford è un romanzo di Mario Giordano, Black box, da cui nel 2001 è stato tratto un bel film, The experiment (più di recente è uscito un film dal titolo Lucifer effect, ma non l’ho visto).

La questione che Zimbardo pone è semplice: a tutti piace dividere l’umanità tra gente comune e “mostri”, con una logica che considera questa dicotomia come fissa e perenne; in realtà, suggerisce lui, dovremmo piuttosto ragionare sui contesti che condizionano il nostro comportamento.

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Cosa vedi in questo quadro di Escher?

A me interessano però alcuni interrogativi, un po’ più generici, che Zimbardo pone: quanto conosciamo noi stessi, con i nostri limiti e i nostri punti di forza? quanto le nostre azioni dipendono dalla quotidianità che conosciamo? Cosa succede quando siamo esposti a contesti, situazioni, difficoltà che non siamo abituati a fronteggiare?

Io aggiungerei un’altra domanda: come conosciamo noi stessi?

Per noi di Lou Donn la questione è stata risolta dall’inverno, che ci ha svelato la nostra essenza molto più di tutta la vita precedente.

La mia essenza è fatta di ansia, attesa e aspettative. Non che non lo sapessi già, ma la reale consistenza di questi elementi solo un’esperienza del genere poteva insegnarmela.

 

 

5 pensieri su “Effetto Lucifero, ovvero: quanto ti conosci?

  1. Anna

    In riferimento alla foto prima ho visto gli angeli poi i demoni🤔.visto nell’insieme sembra un mandala.
    Resto dell’ idea che sicuramente il contesto in cui ci si trova porta la persona ad agire di impulso in un determinato modo… Ma sta nella persona imparare a vedere la situazione nella sua totalità e contare fino a 10 o 100 prima di agire.
    Poi sono brava a parlare ma con i fatti…
    Ciao

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