Sopravvivere all’Apocalisse?

Un articolo di Roger Dube, ripreso sul Corriere della Sera, illustra le conseguenze che una tempesta elettromagnetica avrebbe sulla Terra.

L’ultima di dimensioni riguardevoli avvenne nel 1859, bloccando i telegrafi per settimane; oggi, però, un evento simile interromperebbe la corrente elettrica con tutto quello che ciò comporta: internet, industrie, trasporti… Per qualche anno, insomma, si cucinerebbe col fuoco, depurando l’acqua facendola bollire; si dovrebbe coltivare per prodursi da mangiare; e magari muoversi a dorso di un ciuco.

Fantascienza postapocalittica, tipo Mad Max? L’ipotesi è rara, ma deve comunque far riflettere. Chissà, ad esempio, come si comporterebbe la ragazza citata da Zygmunt Bauman in un suo microsaggio:

Recentemente il sito della rivista «The Chronicle of Higher Education»  (http://chronicle.com) ha pubblicato la storia di un’adolescente che ha inviato tremila sms in un solo mese. Una media di cento messaggi al giorno, uno ogni dieci minuti di veglia: «Al mattino, a mezzogiorno, di sera, nei giorni feriali come nei fine settimana, durante le lezioni, all’ora di pranzo, mentre faceva i compiti o si lavava i denti». Se ne deduce che la ragazza non avesse quasi mai occasione di rimanere sola per più di dieci minuti; intendo dire sola con se stessa: con i propri pensieri, i propri sogni, le proprie preoccupazioni e le proprie speranze. Probabilmente si sarà dimenticata di come si fa a vivere (pensare, organizzarsi, ridere o piangere) da soli, senza la compagnia degli altri. O sarebbe forse più esatto dire che non ha mai avuto la possibilità di apprenderne l’arte. D’altronde non sarebbe sola nemmeno in questo… (da Un’affollata solitudine, in Cose che abbiamo in comune di Z. Bauman).

Insomma, probabilmente assisteremmo a crisi isteriche  provocate da astinenza da internet prima che dal digiuno forzato. Ma la colpa non è mica della tecnologia: quello che Bauman suggerisce è che il problema è la nostra incapacità di restare da soli, di tollerare la solitudine. Smettere di riflettere e immaginare, ecco la vera Apocalisse.

Guardi dalla finestra, vedi solo i castagni giovani che ondeggiano per il vento e il piazzale illuminato dalla luce giallastra del fanale pubblico; ma se aspetti qualche secondo, scatta una specie di magia: l’immagine, che per gli occhi resta fissa e immobile come uno scatto fotografico, prende forma nella mente e dietro gli alberi immagini i caprioli o la volpe che insegue la lepre. Cinque minuti di immaginazione al giorno sono l’antidoto all’Apocalisse digitale.

Sono ben consapevole dell’intima contraddizione di scrivere queste considerazioni su un blog in cui condivido da mesi la nostra realtà familiare. Ma anche la solitudine della montagna ha bisogno dei suoi antidoti: scrivere mezz’ora al giorno è uno di questi.

D’altra parte sto pensando di avviare un business per il prossimo inverno: soggiorni a Lou Donn per abituarsi al post tempesta elettromagnetica. Agli ospiti paganti  offriremo docce gelate con acqua del torrente, spostamenti esclusivamente a piedi sul ghiaccio e, per un piccolo extra, l’opportunità di coltivare l’orto al posto nostro…

Quando l’agnello aprì il settimo sigillo, nel cielo si fece un silenzio di circa mezz’ora e vidi i sette angeli che stavano dinnanzi a Dio e furono loro date sette trombe

Apocalisse 8,1 (nonché Bergman)

 

 

4 pensieri su “Sopravvivere all’Apocalisse?

  1. giacomocolossihotmailit

    Ciao Ema. In caso di tempesta magnetica solare avremmo grandi blackout purificatori, ma ci potrebbero scappare morti negli ospedali e in tanti altri posti dove tutto funziona con elettricità.
    È già accaduto e senza grossi danni, ma il sole sta andando in quiescenza. Sta raggiungendo il suo minimo, le macchie solari svaniscono, il suo forte magnetismo si smorza.
    Quindi l’ipotesi succitata è ben lontana dal realizzarsi. Si parla invece di Sole che scalderà di meno, di probabile minimo solare in stile minimo di Mounder ( Maunder è il nome dato al periodo che va circa dal 1645 al 1715 e che fu caratterizzato da una attività solare molto scarsa, ovvero una situazione in cui il numero di macchie solari divenne estremamente basso, campo magnetico alml minimo, zero o poche aurore boreali, e vi fu la cosiddetta mini era glaciale).
    Più recentemente vi è stato il minimo di Dalton, con conseguenze analoghe ( periodo di bassa attività solare che andò dal 1790 al 1830 circa. Fu così chiamato dal nome del meteorologo inglese John Dalton che lo osservò. Come il Minimo di Maunder e il Minimo di Spörer, il minimo di Dalton coincise con un periodo di temperature globali sotto media e basso magnetismo).
    Conclusione: nella nostra atmosfera troppa codue impedirà che la bassa attività solare porti un po’ di frescura al puaneta, ma è come se la natura ci venisse comunque in aiuto.
    A noi cogliere l’occasione, che potrebbe durare decenni, per poter ripulire un po’ la Terra. Il Sole ci sta provando!
    Bye

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