Il dolce ritorno delle api

Tra gli indizi dell’arrivo della primavera c’è il ritorno delle api.

Ci sono le api domestiche, che ronzano oltre le imposte della finestra e si infilano in camera non appena trovano un pertugio aperto, causando il panico di Francesco e l’eccitazione dei gatti.

Poi ci sono le api di montagna, che si addensano intorno a certe piante fiorite, sibilando in gran massa tanto da coprire il vento e il torrente che scroscia. Quando passi vicino a quel nugolo giallo e nero devi stare a non urtarle; perché, se è pur vero che sono prese dal loro compito, non amano essere infastidite.

Poi c’è un’ape particolare: verdognola, su tre ruote, sale e scende dalla montagna più volte al giorno, ronzando come tutte le altre api e conducendo il suo proprietario a far legna. Ecco, questo è un indizio abbastanza significativo del ritorno della bella stagione.

Stamattina, osservando l’ape che marciava sulla rotabile, ho pensato che presto sarò costretto o a ripetere cose già scritte mesi fa o a stare zitto. Ho anche pensato che,  nei giorni di vacanza, se non fosse per qualche incombenza cogente, non toccherei mai la macchina, standomene qui a fissare le api dalla finestra, in totale passività.

Il titolo del post è una citazione da un articolo, ormai datato, di Marco Belpoliti sulla Stampa, una riflessione-recensione del film Le meraviglie di Alba Rochwacher:

L’uomo non fa nulla, o quasi. Sposta in alcune stagioni dell’anno le arnie in campi favorevoli, estrae il miele e mediante le macchine lo raffina, lo mette nei vasetti di vetro e lo commercializza. C’è qualcosa di riposante, e insieme d’attivamente parassitario in quest’attività, cosa che spiega, oltre la ricerca di attività di sostentamento, la diffusione dell’apicoltura in questi anni di crisi, non solo economica ma anche di mancanza di motivazioni profonde.

(Andando oltre l’apicoltura, quell’indolenza parassitaria è la mia odierna).

 

2 pensieri su “Il dolce ritorno delle api

  1. giacomocolossihotmailit

    Le api stanno morendo. Ieri su Le Scienze parlavano e mostravano le nuove api: piccoli droni quasi uguali alle api ma che fanno lo stesso lavoro – impollinano.
    Il problema è che costano 100 euro l’una e per creare uno sciame servono milioni di euro. Il discorso è complicato. L’ideale sarebbe invertire il loop che fa morire le api (e se muoiono le api poi tocca a noi, Einstein dixit), ma non vedo nulla del genere in giro. Il mondo non va verso la redenzione, ma verso qualcos’altro.
    Quindi ben vengano le api robot.

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