A l’envers, a l’endroit

A l’envers

Finalmente non siamo più soli: è la prima notte del 2018 in cui la borgata ha quasi raddoppiato i suoi abitanti. Paolo e Maria sono qui a Lou Donn stasera; e presto resteranno stabilmente.

Siamo rientrati tardi prima, era già quasi buio. Scorgere un paio di luci in più dalla curva dà sicurezza; le stesse case della borgata sono più sorridenti, come se una sorella fosse tornata a casa da un lungo viaggio.

La neve di ieri notte, copiosa e dai fiocchi gonfi come palle da golf, si è sciolta in una giornata. Dall’inverno siamo ritornati in primavera in poche ore. Ma la temperatura è precipitata stasera: sicché si è ritornati a fine autunno, quando il caldo cedeva velocemente spazio al gelo notturno.

Il piazzale della borgata è una sintesi spettacolare delle stagioni: l’ombra ha preservato una macchia di neve proprio a poca distanza da un muricciolo assolato su cui è spuntata qualche primula. Il tutto su un letto di foglie bagnate che stazionano lì dall’autunno. Manca l’estate a questo quadretto. Sarebbe davvero troppo.

A l’endroit

Poco fa, scorrendo la bacheca di Facebook, mi è apparsa la notifica di una diretta sorprendente: il concerto dei Noir Désir (la pagina è la loro, le canzoni pure, non so se forse si tratta di una reunion…), gruppo molto in voga una ventina di anni fa. Era l’inizio del 2002 quando li conobbi, come tanti, ascoltando alla radio Le vent nous portera. Le mie passioni sono spesso istintive e impulsive. Così, dall’ascoltare una canzone all’acquistare l’album e poi mezza discografia in pochi mesi il passo fu breve. Amavo la rabbia dei loro testi, quelle atmosfere malinconiche, a volte perfino ipnotiche, e il suono violento che il francese assumeva nelle parole cantate da Bertrand Cantat.

Ecco, riascoltare qualche brano in diretta di un gruppo che tanto ho amato, mi ha riportato con la memoria a quell’età, a quel ragazzino ingenuo e illuso e ai suoi sogni post-adolescenziali: voleva diventare filologo e invece, dopo la laurea, ha bazzicato sempre meno la filologia. Amava il mare e non capiva la montagna, ma negli anni l’ha compresa sempre più. Pretendeva di abbandonare la provincia per la città, ma ha intuito che la provincialità è irremediabilmente incancellabile: così tanto vale gettarvisi dentro appieno. Fino ad eleggere una borgata dispersa come dimora.

 

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