Le quattro caratteristiche che ti rendono un Uomo selvaggio.

Barba e capelli incolti, peluria folta, pochi vestiti, bastone da viaggio.

Mostruoso, silvano e silvestre, incivile e animalesco, Uomo nero, bracconiere, orco e carbonaio di montagna. Demonio.

Vive nella foresta, in un grotta o in ripario improvvisato, al massimo in qualche casupola abbandonata, mangia quel che trova nei boschi e comunica con gli animali.

Ma è stato scacciato dagli altri, che gli hanno occupato le terre e deriso; fugge se lo incontri e raramente è pericoloso. Eppure ha insegnato l’apicoltura, le teniche minerarie, l’arte casearia e l’allevamento.

Se vi rispecchiata in almeno una delle quattro descrizioni che ho elencato allora siete un po’ Uomini selvaggi anche voi.

L’Uomo Selvaggio, antropologia di un mito di montagna, è un volume speciale, che mi è stato consigliato da un amico altrettanto speciale, Beppe (Beppe rientra in quella rara categoria di persone con cui entri in sintonia prima ancora di incontrarle e che hanno sempre un consiglio e una parola preziosa da suggerirti. Dunque, quello che lui mi consiglia lo seguo volentieri, perché mi fido; vi consiglio il blog di cui è tra i curatori, I camosci bianchi).

Confesso che, pur avendo studiato antropologia e scienze sociali varie, non conoscevo il mito dell’Uomo selvaggio; o meglio, non sapevo che così tanti riti, episodi mitici e figure mostruose fossero connessi a questo immaginario abitatore delle Alpi. In effetti, come svela l’autore, Massimo Centini, dire che l’Uomo selvaggio è una creatura esclusivamente alpina è riduttivo: le figure dell’Orco o dell’Uomo nero, che hanno infestato l’infanzia un po’ di tutti quanti, non rientrano solo nel folklore delle Alpi.

In meno di cento pagine il volumetto riesce a illuminarti sull’Uomo selvaggio con una profusione di esempi, dall’arte rinascimentale al Carnevale di tanti paesi alpini in Tirolo o nel Trentino, che rivela uno studio approfondito dell’argomento.

L’Uomo Selvaggio parla di noi. Della nostra presunzione di esseri civili che guardano con superiorità quanti sono rimasti indietro (va da sé che il considerarsi più avanti o più indietro di qualcuno, almeno sotto il profilo della civilizzazione, è totalmente aleatorio); della nostra volontà di rimuovere ciò che di arcano, selvatico, oscuro risiede in noi, in nome delle norme del vivere civile: salvo poi far esplodere violentemente istinti e atteggiamenti animaleschi che farebbero impallidire perfino gli Uomini Selvaggi più irsuti e incivili delle Alpi; del nostro pregiudizio nei confronti dei diversi, cioè dei gruppi sociali più bassi, più periferici, più poveri.

L’Uomo selvaggio è anormale: il suo spazio selvaggio “si caratterizza come spazio dell’imprevedibilità, nel quale la pressione del controllo sociale si allenta” (Leroi-Gourhan, Il gesto e la parola).

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A Lou Donn si diventa uomini selvaggi, con la barba folta, la peluria e la comunicazione coi caprioli. Ma lo si può divenire perfino in città, senza trasferirsi in un rifugio sottopietra. Forse basta immedesimarsi nel diverso e nel fragile; forse bisogna seguire almeno un po’ i propri istinti e, una volta tanto, sbattersene degli sguardi altrui; ma, soprattutto, un’unica cosa è obbligatoria: amare la Natura, i boschi, gli animali, sia che nella foresta ci vivi, sia che ci passi un solo giorno alla settimana.

 

 

 

3 pensieri su “Le quattro caratteristiche che ti rendono un Uomo selvaggio.

  1. Beppeley

    Sei stato bravissimo! Hai scritto un post stupendo che condivido al 110%!

    Tu non puoi immaginare come sia contento che persone splendide come voi siano riuscite a fare una scelta coraggiosissima: abitare le Alpi, quelle vere, quelle selvagge, quelle nascoste, quelle in ombra, quelle dove i silenzi sono abissi dell’anima! E non sai quanto sia felice sapere che ti fa piacere cogliere e riproporre la cultura alpina, assolutamente vitale, attuale e necessaria in quest’epoca apocalittica!

    Sono certo che avrete un avvenire meraviglioso!

    Ti ringrazio per la stima e spero di incontrarvi presto!

    Mi piace

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