In trasferta

Oggi la mia tesi di laurea mi ha portato a Ostana, in Valle Po.

A Ostana mi aspettava Fredo Valla. Regista e sceneggiatore (Il vento fa il suo giro), studioso di catarismo, occitanista: Fredo non è uno qualsiasi.

Stamattina il Monviso, lì vicino, coi piedi nascosti dalle altre balze più basse e la testa avvolta dalle nuvole nebbiose, mostrava il petto e la coda come un gallo cedrone orgoglioso. Son giunto presto ad Ostana, timoroso di ritardare a causa della neve. Ho camminato per le vie deserte del paesino, addormentato dal silenzio e dal nevischio. Poi sono salito alla borgata di Fredo, che mi ha ricordato tanto Lou Donn. Lo stesso scrocchio della neve ghiacciata quando cammini, lo stesso gocciolio dalle grondaie. Un caffé bollente sul fuoco e un grande saggio che ti parla.

Cos’è il carisma? Senz’altro è parlare a bassa voce, quasi sussurrando, tenendo incollate le persone alla tua bocca che scandisce le parole lentamente; lo sapeva Ungaretti: il silenzio rende le parole mistiche. Ma questo, in fin dei conti, è una conseguenza del carisma. Ecco, il carisma è far sì che il tuo ascoltatore, ad ogni tua frase, pensi tra sé: “parla di me, quello sono io”; mentre Fredo spiegava, dialogava e scherzava, io non solo stavo imparando qualcosa; stavo scoprendo qualcosa di me che ancora non conoscevo.

Dalla Valle Po alla Val Grana: a Caraglio ho incontrato Sergio Berardo.

Sergio è il cantante dei Lou Dalfin, un gruppo che sta scrivendo un pezzo di storia della musica folk in Italia, nonché un pezzo di storia dell’identità occitana.

Ho conosciuto i Lou Dalfin nel 2004, casualmente: cercavo informazioni sul Vescovo di Clermont e suo cugino Dalfin d’Alvergna, protagonisti della mia tesi in letteratura provenzale, e ho scoperto una musica nuova, mai sentita prima. Dialogare con Sergio, nel suo studio, tra ghironde e cornamuse, è stato come rievocare e riassumere un pezzo della mia vita.

Sergio è uno che crede in quello che fa e in quello che dice. Per questo sbotta all’improvviso quando parla; è una dote che gli invidio, perché è sintomo di passione e coraggio.

 

 

 

 

 

 

3 pensieri su “In trasferta

  1. Pingback: Megattere, pini e altri casini – Vita a Lou Don

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