Una non-favola

Questa sera era difficile scrivere.

Ho abbozzato una favoletta che parlava di una fanciulla innamorata di un cinghiale, che in realtà era un giovane maledetto da una strega sin dalla nascita.

Le venti righe della storiella si sono trascinate per oltre due ore, due parole alla volta, con le virgole che pesavano come sassi e i verbi che sembravano di piombo, tanto era difficile coniugarli.

Il finale della favola proprio non voleva saltar fuori, sicché l’ho scritto, cancellato e riscritto una decina di volte, cambiando il colpo di scena e l’episodio risolutore ogni volta.

Infine ho cancellato tutto, mandando a quel paese la fanciulla, il cinghiale, la strega e gli altri dieci personaggi che sono vissuti per qualche minuto nella mia testa e qualche secondo sullo schermo del computer.

Non riuscivo proprio a concentrarmi. La partita in tv ha avuto la meglio. Così il post di stasera è totalmente improvvisato e composto in questi minuti post calcistici. Domani si torna alla normalità.

A proposito della favoletta, alla fine il finale è sbocciato: il cinghiale viene ferito da un cacciatore, la fanciulla se ne fa una ragione e si fidanza col giovane bracconiere. Così la strega raccoglie il cinghiale morente, lo cura e lo trasforma in un aitante principe, portandoselo a vivere nella sua grotta sulla montagna, scatenando l’invidia della ragazzina. La morale ha a che fare con il non perdere le occasioni e non giudicare dalle apparenze.

 

 

2 pensieri su “Una non-favola

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