La caduta

Il sole odierno ha alzato incredibilmente la temperatura: la strada è tornata in poche ore percorribile, la neve ghiacciata si è sciolta crollando dai tetti in grossi massi bianchi e lasciando il posto sul terreno ad una pappa grigiognola e scivolosa.

Era proprio quello a cui stavo pensando poco prima di cadere sbattendo il fianco sul gradino di pietra; a dirla tutta, il gradino non si vedeva, ricoperto com’era da uno strato di ghiaccio, uno di neve ed un altro di poltiglia. Ma, si sa, c’è sempre uno spigolo che, come un nervo scoperto, ti aspetta mentre precipiti.

Pensi a cadere bene, cerchi un appiglio per la mano e rifletti su come proteggere la nuca, anche tutto ciò succede in tre secondi, Poi imprechi mentre ti rialzi convincendoti di non esserti fatto male. E prosegui la giornata con noncuranza.

Elena mi ripete di mettere il ghiaccio, subito. Io la irrido: già che il ghiaccio si sta sciogliendo da ogni angolo della borgata, dopo una settimana di temperature artiche, dovrei spiccarne un blocco e ficcarmelo sulla schiena?

L’ematoma non è doloroso, neanche mi ricordo di essere scivolato. Ecco, l’ennesima sbruffonaggine del giorno: sollevo una tanica da venti litri e percorro una cinquantina di metri, poi la fitta al fianco.

La mia tolleranza al dolore è inesistente: da truce Oloferne mi trasformo di colpo in una svenevole Giuditta, lasciandomi scivolare languidamente sulle scale, mentre la vista si annebbia e i suoni diventano un ronzio persistente. Mezzo asfaltato al suolo, riesco a chiamare Elena prima di svenire.

Mentre chiudo gli occhi sento la voce di mio nonno che mi sfotte perché non mi copro abbastanza quando esco: “farai la fine degli alpini in Russia, macaco”. Adagiato sulle scale mezze innevate, al buio, riesco anche a sorridere.

La cavalleria interviene armata di telefono, neanche il tempo di risvegliarmi che sento Elena chiamare i rinforzi; ce la voglio vedere l’ambulanza salire su qui, penso. Mi rialzo e tranquillizzo Elena e l’operatore del 118, che non scomodino l’artiglieria.

Torno a vedere una realtà un po’ meno pixellata, mentre Elena si prodiga ad aiutarmi e Franci mi dà i bacini sul fianco: “tutto meglio, papà?”

IMG_20180225_145916089.jpg
Maledetto gradino (la foto è di un paio di giorni fa)
e per avverso sasso
mal fra gli altri sorgente
o per lubrico passo
lungo il cammino stramazzar sovente

La caduta, Parini

4 pensieri su “La caduta

  1. giacomocolossihotmailit

    Ehi ! Guarda che tuo nonno ha ragione !
    1 mangi abbastanza?
    2 ti copri che fa freddo?
    3 non sei invincibile!
    4 meno male che si sono alzate le temperature !
    5 macaco non sentivo da un pezzo, rende bene l’idea 🙂

    Un abbraccio

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