Favola dell’uomo di Lou Donn

Tantissimi anni fa sulla montagna di Lou Don non viveva proprio nessuno. Non dico famiglie coi bambini o vecchi pastori, dico proprio nessuno: uomini, animali, gnomi o fate.

Da qualche parte nel mondo tutti questi esseri c’erano già, ma se ne stavano al calduccio nelle loro rispettive tane e casette, senza sentire il bisogno di esplorare la Terra, che era grande, anche più di adesso. Così a Lou Donn non viveva nessuno.

Sulla cima del monte c’era però uno spirito, giocherellone e birichino, che si era stabilito lì da non si sa quanti anni. Oh certo, qualcuno potrebbe obiettare: ma non avete detto che non ci viveva nessuno? Vero, ma gli spettri non vivono, non più. Infestano, occupano, resistono, ma non vivono.

Lo spiritello, che si chiamava Napi, si annoiava, perché ormai da tempo immemorabile non poteva far altro che giocare a rincorrersi col vento o far rimbalzare le castagne sul pelo dell’acqua.

Così Napi ebbe una buona idea: aspettò che si ritirasse la neve per raccogliere un po’ di terriccio infangato. Plasmò una figurina snella e appuntita e le diede il nome di capriolo: poi le soffiò sul viso ed il capriolo iniziò a giocare e saltare. Napi poi rifece la stessa cosa, creando la volpe, la ghiandaia e il tasso. Insomma, lo spirito diede vita a tutti gli animali del bosco.

Napi ora giocava con loro e non si annoiava più. Ma, si sa, col tempo anche gli spiriti finiscono per disprezzare la monotonia. Così Napi aspettò l’ennesimo disgelo per creare un’altra figurina: la fece con solo due zampe, pochi peli e denti piccoli, tanto che il tasso e la volpe sghignazzavano osservando quella creatura così brutta e imperfetta. Ma quando Napi soffiò sul viso dell’essere che chiamò uomo, tutti si accorsero che la vita nel bosco non sarebbe stata più quella di prima per nessuno.

L’uomo non era contento di dover dormire su un letto di foglie, così Napi usò altra terra per impastare mattoni e fargli una casa; ma l’uomo non ne aveva abbastanza, tanto che lo spiritello dovette abbattere alberi per fare il tetto, i mobili e la legna da ardere. Ma l’uomo non era soddisfatto e pretese anche terrazzamenti per coltivare la terra, perché era stufo di mangiare radici e castagne.

Dopo qualche tempo, gli animali del bosco si rivolsero a Napi: l’uomo stava davvero esagerando, visto che ora si era messo in testa di costruirsi delle armi per cacciarli fin nei meandri della montagna.

Così Napi parlò all’uomo: “Senti, di tutte le creature che ho generato, tu sei l’unica insoddisfatta; da qualche altra parte nel mondo ci sono tanti altri come te: va’ e cercali e, semmai troverai la serenità, torna qui a riferircelo“.

L’uomo, che non era né astuto come la volpe né intelligente come la ghiandaia, non capì che Napi lo stava semplicemente cacciando: così, con grande entusiasmo, partì alla ricerca della felicità. E da quel giorno gli uomini vagano per la Terra perché non riescono proprio a trovarla.

Si dice che a volte qualche uomo torni a Lou Donn a trovare Napi: i più si fermano solo per qualche giorno o qualche settimana e poi ripartono per la propria ricerca. Qualcuno invece resta con Napi e gli animali del bosco: forse per pigrizia o forse perché consapevole dell’inganno che lo spirito fece all’antico progenitore.

La favoletta è vagamente ispirata ad una leggenda dei nativi americani

P.S.: no, nessuno di coloro che tornano da Napi ha mai riferito di aver trovato la felicità. Ma forse, se gli uomini si comportassero da buoni amici del bosco e dei suoi animali, potrebbero perfino capire che la felicità era sempre stata lì con Napi e gli altri suoi esseri. Ma si sa, l’uomo non è astuto come la volpe né intelligente come la ghiandaia.

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La spada di ghiaccio

3 pensieri su “Favola dell’uomo di Lou Donn

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