Il mondo concentrico

Chi vive in città è abituato ad un mondo di linee rette, un mondo squadrato di cardi e decumani che si incrociano ma poi tirano dritto, ciascuno per la sua strada. Vie precise come proiettili che trapassano la carne, vie come rotaie che svaniscono lunghe là dove sorge il sole, ad Oriente. Come la Transiberiana di Cendrars; ma Vladivostok è lontana, sconosciuta.

Le train fait un saut périlleux et retombe sur toutes ses roues
Le train retombe sur ses roues
Le train retombe toujours sur toutes ses roues.

Sarà che oggi ho trascorso l’intera giornata in treno, da Pinerolo a Bergamo, e poi indietro, di nuovo su quei cenciosi sedili blu di Trenord-Trenitalia; il mondo ti scivola sotto, dal finestrino.

Ma è il cerchio la misura di tutte le cose. Il mondo della montagna è concentrico; parte da una casa, anzi da un letto, là dove c’è il centro della tua vita; intorno alla casa c’è la borgata: lì gli uomini sono ancora padroni, con le loro casupole e gli orti curati nei terrazzamenti ordinati.

Tutto intorno c’è il bosco, più vasto ma finito: se le persone lo tengono pulito, il bosco dà un senso ossimorico, di selvatico ammansito, come un predatore in gabbia che, se lo lasci andare, torna in breve tempo alla sua vecchia natura.

Oltre c’è solo la foresta: lì non sei invitato. Ti ci addentri a volte, per sbaglio o per sfidare le tue paure, come negli antichi riti di passaggi. Lì sono scappate tutte le fate con i loro amici demoni, dopo che le abbiamo respinte fino al margine dei nostri pensieri.

Ma un tempo tutto il mondo era così, concentrico: anche le città lo erano, come ci ricorda qualche borgo medievale; ma pure questo è già affettato da qualche linea retta che lo taglia a spicchi, come una pizza rinsecchita. Poi è arrivato il Rinascimento, con la sua ossessione della forma perfetta, stella o esagone; e infine la modernità, che non sa far altro che tracciare viali e boulevards.

Ma la forma perfetta era già lì: un mondo a spirale, che si avvita su se stesso e non ti costringe ad andare da nessuna parte; come i trenini dei bambini, che non partono e non arrivano mai, ma percorrono ossessivamente lo stesso cerchio; o, come una coppia avvinghiata in un tango, un ocho, che a ben pensarci non è altro che l’infinito.

So’ belli i trenini che facciamo alle nostre feste, so’ i più belli di tutta Roma. […] So’ belli. So’ belli perché non vanno da nessuna parte.

Jep Gambardella, La grande bellezza.

 

2 pensieri su “Il mondo concentrico

  1. giacomocolossihotmailit

    Il cerchio, meglio la circonferenza, è l’immagine petfetta della vita di un uomo.
    Nasci, vivi, e te ne vai.
    Dentro la circonferenza, nel cerchio, lasci le cose che hai fatto, buone o cattive che siano.
    Poi i cerchi, quando hai finito di esistere, vanno nel cosmo, con tutta la tua vita dentro.
    Il cerchio è l’anima?
    Non lo so ma il tormento dell’idea mi perseguita da sempre.
    Anima =Cerchio=Sfera che tutto ha registrato di noi.
    Cervello=Neuroni=Chimica=Elettrità=Campi elettrici che si propagano nel cosmo=…interazione con altri cervelli, sfere, cerchi…
    Vita che ritorna al cosmo, la morte
    Ok sono ststo pesante 🙂
    Un addraccio

    Mi piace

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