Callhiolait

Una volta, quando ancora era vivo l’imperatore, a Lou Donn viveva una giovane pastora. I suoi genitori erano morti quando lei era piccola e da quel giorno le persone non le avevano dato molte attenzioni, tanto che quasi tutti avevano perfino scordato il suo nome, sicché per tutti lei era ormai “la bergera”. Qualcuno sussurrava che in realtà fosse una masca, una strega cattiva, visto che trascorreva quasi tutta la sua giornata su nel monte, scendendo in borgata solo dopo il buio. Ma non era una masca, ché quando i monelli di Lou Donn le lanciavano le palline di pane duro, lei mica si scioglieva, anzi si chinava a raccoglierle, tanta la fame che aveva. E si sa che le masche non sopportano di essere toccate dal pane, che è prezioso e sacro.

In molti si chiedevano come facesse a sopravvivere con quelle due mucche secche che si ritrovava e la casupola di fango che si abbassava ad ogni nevicata, come un budino leccato da un bimbo capriccioso. Ma la bergera serbava un segreto: il suo innamorato, un ragazzone che faceva il maniscalco giù nel fondovalle, le passava pane, uova e qualche patata; il giovane stava perfino mettendo via qualche soldino per sposarsi la sua bella e portarsela nella sua borgata laggiù.

Un giorno che la bergera era scesa al lavatoio a sciacquare i suoi panni, si trovò la strada sbarrata da tre soldati francesi: prima le fecero i complimenti per la sua bellezza, poi provarono ad allungare le mani. La ragazza, che era capace di menare, reagì e scappò via divincolandosi.

Ma quando lo seppe il suo fidanzato! Raggiunse i tre francesi nella locanda e li ribaltò uno dopo l’altro, anche se gli amici cercavano di fermarlo. Ma lui era forte come un toro e duro come un mulo!

Il capitano delle guardie francesi, per punire il ragazzo, decise di arruorarlo e di spedirlo a combattere in quella terra lontana, ancora più fredda di Lou Donn, che l’imperatore voleva conquistare. Prima di partire, il giovane chiese alla bergera di aspettarlo, perché sarebbe tornato e l’avrebbe sposato. Lei piangeva mentre giurava e mentre lo vide allontanarsi verso la fila di coscritti.

Seguirono mesi difficili per la povera bergera, sempre più povera e sempre più afflitta. La fanciulla vendette poco alla volta tutte le smunte vacche che aveva ed ormai non gliene restava una, la più consunta e vecchia, che nessuno aveva voluto comprare. Ormai alla fame, la fanciulla, mentre si lavava ad una fonte, fu raggiunta da un gatto nero: era il demone Malphas, uno di quei demoni cattivi solo a parole, perché fu proprio lui ad aiutare la ragazza, intimorita per quella visione. Il gatto condusse la bergera in un campo e le indicò un’erba particolare. Bofonchiandole qualcosa all’orecchio, Malphas le fece intendere che se avesse accettato di vendergli l’anima, le avrebbe svelato un segreto che le avrebbe cambiato la vita: la ragazza, attanagliata dalla fame, accettò.

Così Malphas spiegò alla giovane che quella pianta dai bei fiori purpurei, se tritata e macerata, poteva far cagliare il latte: la fanciulla avrebbe così potuto produrre delle belle tome da vendere al mercato. E andò proprio in questo modo, tanto che in pochi mesi la bergera iniziò a metter via quattrini per quando sarebbe tornato dalla guerra il suo innamorato.

Da quel giorno, la pianta della nigritella è nota nella valle col nome di Callhiolait, “caglia-latte”.

Qualcuno forse si chiederà che fine abbiano fatto la bergera, il suo fidanzato e il demone Malphas. C’è chi dice che il giovane non sia mai tornato da quella terra ghiacciata, ma fu aspettato per sempre dalla bergera, prima che il demone venisse a prendersela trascinandola all’inferno.

I più romantici, però, sostengono che il ragazzo tornò dopo poco ed insieme alla sua bergera avviò una fiorente attività nei mercati di tutta la valle. Il demone Malphas, come altre volte, si limitò a farsi adottare in veste di gattone.

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Malphas osserva la sua borgata

 

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