L’arte della fuga.

Sono ormai giunto alla conclusione che tutti quanti scappiamo da qualcosa.

La sentenza vale senza dubbio per gli abitanti di Lou Donn. Non so come il resto del mondo si ponga dinnanzi alla suddetta questione.

C’è la fuga di Malphas, che ha approfittato di una finestra aperta, per saltar giù sul pilastro del cancellino e da lì nell’intrico delle casupole della borgata; dopo aver gironzolato per terrazzamenti, balaustre pericolanti e tegole malconce laggiù in fondo alla borgata, Malphas è tornato a casa al richiamo di una scatoletta di pappa, preferendo la comodità alla libertà. La sua è la fuga dalla noia.

C’è la fuga di Bergère, che nel pomeriggio se n’è andata a zonzo per Lou Donn e le sue montagne. Come un domino precipitoso, il rientro imprevisto di Malphas ci ha portato a dimenticare aperto il cancellino, così da dare il via libera alle scorrazzate libertine di Bergère. Dopo qualche ora Bergère si è ripresentata, bussando alla porta, sprofondando poi in un sonno ristoratore. E la sua è la fuga dalla monotonia.

C’è poi chi, come noi, lascia in sospeso compiti e doveri per iniziare le “riprese” del film di Lou Donn, passando mezz’ora a fotografare un surfer lego inseguito da uno squalo ed un’altra mezz’ora a smanettare tra filtri e grafica vettoriale. E la nostra è la fuga dalla realtà.

Ma sia chiaro, non c’è nulla di deprecabile nel fuggire: tutto sta nel saper trasformare la fuga in ritirata; io, che son diventato temerario solo dopo i trentacinque anni, ho affinato quest’arte nel corso degli anni: exit strategy, la chiamano. A voler ben vedere, si tratta sempre di fuga, ma ammantata di ordine e disciplina.

Se, ad esempio, avete bisogno di scappare da incombenze ansiogene, tipo iniziare a stendere la tesi di laurea, o lavori necessari, come ripulire il campo dalle ramaglie e potare gli alberi, potete progettare di dedicare una buona oretta alla vostra personalissima crescita personale come Lego filmmaker e graphic designer. Volete rinunciare ad una tale occasione di empowerment? Ecco che la fuga dalla realtà si è trasformata in un’onestissima ritirata dalla realtà.

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