Alla sera

Al termine di certe giornate, faticose e odiose come non mai, la sera arriva sempre invocata; immagini la quiete che essa porta con sé, il riposo e la possibilità di meditare sul futuro e di rielaborare le preoccupazione del giorno cattivo.

E invece no. Talvolta alla sera c’è ancora più da fare che durante il giorno, specialmente quando stai per sostenere l’ultimo esame della bis-carriera universitaria e la tua preparazione è quasi pari a zero. Se poi ci aggiungiamo Franci scatenato e la neve che continua a scendere copiosa il quadro ansiogeno è bello che fatto.

Già la neve: una neve strana, che prima si appiccica al suolo come colla e si accumula in strati sottili come cartapesta e poi si scioglie al contatto con un nevischio un po’ più tiepido e quasi salato. Poi si alternano pioggia ghiacciata, nevischio e di nuovo neve. La strada innevata sembra un quadro cubista, destrutturato e scomposto tra tratti asciutti, altri, quasi squadrati, velati di bianco, altri ancora ricoperti da qualche centimentro di farina bianca. Un gran caos.

Oggi abbiamo azzardato una salita con la macchina fino al piazzale di Lou Donn: niente di troppo rischioso, a parte un paio di slittate innocue; salvo poi riportare un po’ più in giù la vettura, col timore che il ghiaccio possa complicare i piani per la giornata seguente.

Trasporti nel caso in cui non si possa usare la macchina: a piedi fino alla rotonda della provinciale, poi da lì si prosegue, sempre a piedi, lungo la provinciale Pinerolo-Sestriere, fino a Dubbione, borgata principale di Pinasca, al di là del fiume, valicando quella frontiera tra la folle ed eretica spregiudicatezza dell’Inverso e la normalità dell’indritto. Da lì, si prosegue in pullman per il resto del mondo. Insomma, una lunga ed evitabile passeggiata.

Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Niccolò Ugo Foscolo. Il nome completo di Franci è Francesco Niccolò: la seconda parte del nome è un omaggio a mio nonno, a Machiavelli e, appunto, a Foscolo (ognuno ha i propri miti): dal primo sembra aver preso l’estro artistico, dal secondo la perspicacia, dal terzo la monelleria (e spero l’amore per la poesia).

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E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni

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