La storia di Favonio

Uno dei nostri compagni più fedeli in questo primo inverno a Lou Donn è stato sinora il vento: il foehn, bizzoso e imprevedibile, ci ha spesso aiutato, rimuovendo nel volgere di una sola notte tutto il fogliame dalla stradina o riscaldando l’aria e la terra, ma ci ha anche creato non pochi problemi: solo oggi ho scoperto che una tanica dell’acqua, usata nei giorni di maggior crisi idrica, è volata nel fitto del bosco, tra rovi disseccati e sterpaglie varie. La storia di stasera è dedicata a questo capriccioso compagno di vita.

La favola è ambientata tanto tempo fa: all’epoca a Lou Donn viveva solo un giovane, di nome Favonio, insieme alla vecchia madre: il ragazzo, forte e coraggioso, campava serenamente coltivando un campicello di grano e quel pezzetto di orto che era sempre appartenuto alla sua famiglia.

Purtroppo un giorno l’anziana madre di Favonio si ammalò: egli allora decise di scendere a chiamare un dottore che salisse a visitare la vecchietta; ma mentre scendeva verso il fondovalle, scoprì che il sentiero era interrotto da grossi tronchi che erano caduti sbarrando la strada; il giovane non si diede per vinto ed iniziò a scalare il crinale per cercare un’altra via. Si ritrovò così su un piccolo viottolo che non aveva mai attraversato: cammina cammina, Favonio arrivò ad una casetta. Il ragazzo non sapeva neppure che ci fosse una borgata in quel posto!

Nella baita vivevano da sempre tre fatine, sorelle tra loro. Si sa che le fatine non sono cattive, ma un po’ scorbutiche e imprevedebili sì: quando Favonio bussò alla porta, le fate gli consegnarono una pozione che avrebbe guarito la madre, ma gli intimarono di non tornare mai più da loro e non rivelare a nessuno la posizione della loro casetta. Ma il ragazzo restò abbagliato dalla bellezza e dalla dolcezza della più giovane delle tre sorelle e se ne andò imbambolato.

Passarono i giorni e la madre di Favonio guarì, ma lui pensava solo alla giovane fatina: così decise di rifare la stessa strada per dichiarare il proprio amore alla ragazza. Anche lei ricambiava il sentimento, ma le due sorellone, un po’ per invidia, un po’ perché non si era mai sentito di una fatina fidanzata con un uomo, cacciarono Favonio malamente. Poi decisero di nascondere la sorellina per impedire che potesse incontrare il ragazzo: così la rinchiusero nella miniera.

Il povero Favonio, disperato, ormai cercava la sua bella dappertutto. Decise infine di rivolgersi ad un demone che viveva da qualche parte lassù. Il demone disse che l’impresa era facile, ma Favonio avrebbe dovuto accettare di non tornare mai più a casa sua, senza rivedere la madre né poterla salutare.

Favonio accettò e, in men che non si dica, si trovò trasformato in vento: quando il demone gli indicò il punto sottoterra in cui era nascosta la sua dolce fatina, il vento Favonio si infilò nelle intercapedini della galleria della miniera, raggiungendo così finalmente la sua amata.

Da quel giorno Favonio torna spesso a salutare la fatina, raggiungendola nella miniera che rimbomba e risuona per l’arrivo di quella corrente d’aria. Ma il vento non ha mai smesso neppure di bussare alle porte e alle finestre delle case di Lou Donn: cerca la sua anziana madre, per salutarla un’ultima volta. Quando, disperato, nessuno gli apre, Favonio picchia ancora più violento.

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Lou Donn dal bosco

La storiella è ispirata vagamente ad una leggenda della valle, in cui però non si parla del vento né di Lou Donn

 

 

 

 

 

3 pensieri su “La storia di Favonio

  1. Pingback: This is the end – Vita a Lou Don

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