La periferia di Lou Donn

Anche borgata Don ha il suo centro e la sua periferia.

A voler essere precisi, ci sono due centri e varie periferie. Mi spiego meglio: a guardare solo la conformazione territoriale della borgata, il centro di Lou Donn è l’area che dal piazzale va allo spiazzo antistante la casa di Paolo e Maria. Da lì lo sguardo può spaziare dal bosco ai tornanti che portano a Vivian, nonché all’angusta via centrale della borgata. Come ogni centro, anche quello di Lou Donn è particolarmente trafficato: a parte il viavai di umani (d’inverno, come in ogni altro paese nordico d’altronde, la congestione è molto ridotta, diciamo), per il piazzale transitano varie specie animali, ognuna indaffarata a sbrigare le proprie commissioni quotidiane: in comune con gli abitanti delle grandi metropoli i frequentatori della nostra île de la cité hanno senz’altro la fretta.

La periferia è triplice: da una parte verso il bosco, con la casetta-ex deposito dei minatori che fa da spartiacque tra il borgo e la montagna, come una sorta di dogana che separa noi e i nativi, al di là della frontiera. Dall’altra parte, alla fine della viuzza – che fu unico percorso di collegamento tra borgata Don e il resto del mondo per lungo tempo, prima che scavassero i tornanti della rotabile attuale – si scende per una mulattiera verso il basso, verso Vivian. La terza periferia, vera inner city di Lou Donn è l’estremo più settentrionale della borgata, che si raggiunge salendo le scale di pietra che portano verso casa nostra: ecco, il numero sei di borgata Don, ne rappresenta la più marginale periferia, zona abitata da reietti, borderline e bordercollie.

Ho scritto prima che in realtà i centri sono due: ed è vero; i luoghi non sono scanditi solo dalla loro dislocazione topografica, ma anche dal valore affettivo, totalmente soggettivo, che essi hanno. Così, per noi, questo angolo quassù è l’unico vero centro di Lou Donn. Nel nostro giardino, lì dove l’estate scorsa avevamo ricavato una piccola aiuola per i fiori, circondata da un doppio cerchio di mattoni, ha sede l’umbilicus urbi, l’ombelico della borgata, punto di congiunzione tra il regno dei vivi e il regno dei morti: la nostra porta di Plutone, a differenza di quella di Roma, è sempre aperta, dato che Bergère scava in continuazione per cercare un dialogo con qualche antenato che guaisce nel buio degli Inferi.

 

When you’re alone and life is making you lonely
You can always go downtown.
When you’ve got worries, all the noise and the hurry
Seems to help, I know, downtown

P. Clark, Downtown

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...