Non è un paese per becchi

Lui è un idolo del web. La sua intervista dopo aver vinto il primo premio assoluto nella categoria miglior becco è diventata virale sui social. Si ride. Si ride della sua scarsa comprensione delle domande, della sua incapacità di esprimersi in italiano. Si ride di lui in quanto pastore, montanaro, rurale. Si ride a crepapelle, di risate impastate di derisione e superiorità: è la satira del villano, che in Italia funziona come genere comico almeno dal 1300.

Se non sei del centro, inteso come città, modernità, tecnologia, sei un villano: che tu viva in campagna, al mare o in montagna, c’è sempre un motivo per ridere di te. Così ti illudi di inseguire l’ultima moda, l’ultima tendenza, per sfuggire allo stereotipo e alla risata di chi ti guarda da un’altra epoca, dal futuro contemporaneo che ti scruta satireggiandoti. Ma più insegui, più resti attardato.

Non c’è mica bisogno di avere dei becchi o di vivere in una borgata dispersa per essere considerati disagiati. Come se ne esce? Personalmente ho risolto la questione assaggiando l’aria del crepuscolo mentre salivo a piedi gli ultimi tornanti, visto che la strada era ancora bloccata dai lavori. La passeggiata, poi il trasporto del pellet, infine lo sgombero della strada dagli ultimi rami fatti crollare dal vento: ecco che la tranquillità e la soddisfazione delle piccole cose compensano ogni sfottò; ora mi manca solo un becco.

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Fervono i lavori

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