Il tesoro dei Saraceni

Le incursioni dei Saraceni furono frequenti in Val Chisone tra IX e X secolo. Risalendo dalla Provenza e dalla Liguria, doveva avevano le loro basi, i Saraceni saccheggiavano le vallate, valico dopo valico, passo dopo passo, spesso con la complicità di qualche signore locale, interessato ad indebolire i vicini di signoria. La toponomastica e le leggende della valle serbano il ricordo di quei secoli lontani.

Ad una leggenda antica della valle è ispirata la storia che segue; come altre volte, la nostra versione ha elementi innovativi, per i quali ci scusiamo con i più tradizionalisti.

Una banda di saraceni scorrazzava da qualche tempo per l’inverso. Prima che arrivasse l’esercito del conte di Torino, quei briganti decisero di ripartire verso la Provenza, dove avevano la loro tana. Uno di loro, però, il più scaltro, propose di seppellire gioielli e oro in una grossa buca in montagna, così da non essere rallentati da quel pesante fardello durante la fuga: tanto l’anno seguente la banda sarebbe tornata a razziare di nuovo la vallata e avrebbe potuto recuperare la refurtiva con più calma. Così i Saraceni salirono sul colle del Don, che all’epoca era disabitato. Trovarono un punto facile da riconoscere, vicino al ruscello e a un grosso castagno, e si misero a scavare. Dopo aver sepolto il tesoro, ripartirono soddisfatti. Ma le cose andarono diversamente da come speravano: mentre scendevano dal colle, trovarono il sentiero sbarrato dai soldati del conte di Torino, che, feroci e vendicativi, fecero strage dei Saraceni.

Il loro segreto rimase nascosto per secoli, fino a quando un vecchio, che sentiva avvicinarsi la fine dei suoi giorni, pregò una fatina di aiutarlo: lui ormai era troppo vecchio e presto sarebbe morto; chi avrebbe badato ai suoi nipotini? I loro genitori erano morti durante una pestilenza e quei bimbi non avevano che lui. La fatina, che era buona e generosa, rivelò al vecchietto che su a Lou Donn era sepolto l’antico tesoro dei saraceni. Al vecchio diede un’unica condizione: mentre scavava per riportare alla luce quella meraviglia nascosta sottoterra, non avrebbe mai dovuto fermarsi, altrimenti il tesoro sarebbe scomparso all’istante.

Il vecchio, accompagnato dai tre nipotini, salì al Don e si mise a scavare dove la fantina gli aveva indicato. Mentre lavorava sodo, comparve un demone, che invidioso e cattivo, cercò di far fallire la missione del povero vecchietto: così quell’essere infernale si mise ad inseguire e maltrattare i bambini, che iniziarono a piangere e gridare a gran voce. Ormai il nonnino era quasi arrivato alla fine dello scavo e già iniziava a vedere il luccichio dei gioielli che saliva da sotto la terra, ma, spaventato per quello che il demone stava facendo ai nipotini, si voltò e lo cacciò lanciandogli la vanga. Il demone si allontanò sghignazzando, perché il vecchio aveva vanificato il proprio lavoro: come la fatina aveva predetto, il tesoro scomparve all’istante.

Ma gli spiriti dei saraceni, che non se ne erano mai andati da quel posto, ebbero pietà del vecchietto e dei suoi bambini. Così, là dove era stato sepolto il loro tesoro, fecero crescere delle piante rigogliose, perfette per la montagna, dai cui chicchi il nonnino ricavò tanta farina per fare il pane e la pasta. Poi insegnò ai nipotini come coltivare quella pianta speciale, che da quel giorno ha il nome di grano saraceno.

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Se scavi, trovi un tesoro…

 

 

 

 

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  1. Pingback: La storia di Favonio – Vita a Lou Don

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