Il fine giustifica i mezzi

Da lunedì, per le successive due settimane, i mezzi del comune opereranno sulla stradina che porta alla borgata: sono necessari lavori di consolidamento del manto stradale, visto che la rotabile si sfalda sotto le ruote. Così per i prossimi giorni ci attrezzeremo a fare un po’ di pendolarismo appiedato dallo spiazzo nel bosco in cui si può parcheggiare la macchina a borgata Don. Ci sarà da faticare un po’, ma il lavoro è sacrosanto e fondamentale. Insomma, il fine giustifica i mezzi (del comune).

Mentre leggevo l’avviso affisso alla bacheca comunale del piazzale, sono stato preso da uno dei soliti raptus di folle amore per il bosco annerito dalla notte: così sono salito con i cani verso la miniera per passeggiare nel silenzio. Ma la polvere sollevata dal foehn e i rami che ci si spezzavano sulla testa hanno spaventato Rino e Junior, immobilizzandoli tanto da doverli tirare per proseguire. Addentrati nel buio pesto, siamo stati aggrediti dal vento che ci ha sferzato un migliaio di foglie e ramaglie sulla faccia. Nel frattempo la torcia frontale si è scaricata. Così, poco dopo aver dato dei fifoni a Junior e Rino, ho accettato il loro consiglio di tornare indietro a gambe levate.

Di ritorno dalla corsa nel bosco, ho scattato qualche fotografia alla casetta che fu deposito dei minatori, con quel lavatoio di pietra così affascinante quanto ingombrante. Mentre scattavo le foto col telefono mi sono reso conto di due cose molto semplici:

  • La sensazione che ogni miglioria della strada o della borgata ci rende più civili e meno isolati, ma ci toglie un pezzetto di avventura.
  • La consapevolezza che la vita a Lou Donn ci porta, poco alla volta, a fregarcene dello sguardo e del giudizio altrui: così le emozioni più vere, che siano coraggio o terrore, emergono imponenti e si esprimono nelle azioni che si fanno, senza vergogna o pudore.

Gli uomini in universale giudicano più agli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a’ pochi. Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei

Niccolò Machiavelli, Il principe.

 

 

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