Il mondo alla rovescia

Solitamente Lou Donn, alle cinque del mattino, è cullata dalle braccia buie e silenziose del bosco, che avvolgono in fasce la borgata come fosse una piccola creatura addormentata. Ma stamattina è andata diversamente.

Una bufera violentissima di foehn ha bersagliato il crinale della montagna, facendo ululare gli alberi e aprendo le finestre in piena notte. Così il freddo mi urla una sveglia molto più mattiniera del solito: c’è da andare a prendere il treno per Bergamo, oggi è giorno di esame.

Esco di casa e vengo investito dal vento, che strascica con sé, a zig zag, strane gocce di pioggia, così larghe e spesse da rivelarsi neve. Come irretiti dal foehn, questi fiocchi, sparuti e confusi, vanno alla rovescia: prima precipitano verso il basso, poi, senza neppure toccare terra, tornano lassù. Il suolo è asciutto.

Chiudo il cancellino di fretta, prima che sbatta. Osservo le luci del fondovalle: spiccano insegne e luminarie rosse, che da così lontano mi ricordano i lumini del tempo dei morti; quel pezzo di terra laggiù mi sembra un enorme cimitero notturno. L’immagine sepolcrale mi dà un brivido: quando svolto il vialetto, oltre il quale non so cosa possa esserci, immagino di veder sopraggiungere un lupo o un fantasma. Invece la lucerna traballante del lampione del piazzale fa risplendere la neve che viaggia al contrario, mentre ora l’immagine del fondovalle è più completa e definita. Le luci gialle, arancioni e quelle lugubri rosse salgono dal basso e invadono il bosco e la borgata, ferendomi come fossero lampi di contraerea nemica.

Porgo l’orecchio per ascoltare se anche il ruscello sale controcorrente, ma il torrente del Don riposa sotto una coperta di foglie autunnali che il vento ha steso sull’acqua, che gorgoglia così sonnacchiosa che vien voglia di tornare indietro e rimettersi a dormire.

Eppure tutti questi movimenti alla rovescia non mi stupiscono ed anzi mi sembrano naturali ed ovvi. Salgono verso quassù, che è casa e tregua, per loro e per me. Così quando giro la chiave della macchina la discesa mi sembra un tradimento e mi si stringe il cuore a pensare ad Elena e Franci che ho lasciato abbracciati nel letto. Penso che studiare i palinsesti delle televisioni tematiche al femminile per l’esame di economia dei media mi abbia condizionato. Così, per ringalluzzire la mia verve machista, guardo sul sedile posteriore i sacchi di pellet che nel pomeriggio scaricherò con grida di guerra, muscoli in tensione e compiacimento guerriero.

Però, quando alla prima curva scendo a raccogliere i rami che il foehn ha spezzato e accatastato sulla strada, guardo in alto un’altra volta e invidio quei chicchi di neve che se ne fregano di tutto e tornano nel posto che hanno più caro.

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Bergère in versione lupo fantasma

 

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