Il silenzio del lunedì

Il silenzio è fatto di foglie che vibrano, fruscii e qualche zoccolata di capriolo in lontananza. 

Il silenzio del lunedì risalta rispetto al chiasso domenicale, che da noi arriva come eco dal fondovalle, dove sfrecciano le automobili dei gitanti di ritorno dagli impianti sciistici nell’alta valle. Il bosco è infastidito da quel rombo di motociclette e dalle strombazzate delle macchine che frenano inconsulte alle rotonde. Così faggi e castagni fanno scudo e barriera, almeno allo sguardo, che non arriva fino a giù, mentre i rumori  dal basso si infilano liquidi tra i rami, giungendo fino a noi.

Io me le ricordo quelle domeniche da turista in montagna. Si sale, incolonnati come ad un matrimonio, perché si parte sempre troppo in ritardo. Posteggiata la macchina nei parcheggi turistici, affronti il sentiero insieme a tanti altri, incrociando gli escursionisti seri che al mezzogiorno sono già di ritorno. Mangi al rifugio, dove ti senti in obbligo di apprezzare tutto quello che trangugi, non fosse altro che per la fatica che hai fatto ad arrivare. Poi torni indietro e scendi, di nuovo ti incolonni, questa volta come ad un funerale, soddisfatto di quello stacco dalla routine, ma già inacidito dall’arrivo imminente del lunedì.

Quando poi ti evolvi, inizi a salire da solo, partendo all’alba. Respiri il silenzio e il freddo, se potessi ti spoglieresti per gettarti in mezzo alla neve e vivere con la montagna. Giungi al rifugio giusto per un thé o una birra, ma riparti prima che arrivi l’orda famelica a cui, fino a qualche tempo fa, eri ascritto pure tu. Scendi nel primo pomeriggio e anche se non sei in coda procedi lentamente come ad un funerale; un funerale che si chiama lunedì.

Poi arrivi a Lou Donn e la domenica è un viaggio altrui che ascolti dall’alto, aspettando che finisca per riprendere possesso del lunedì, che è silenzio e solitudine. E lo chiamano Blue Monday.

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Borgata e montagna. E nient’altro.

Io da solo in montagna non ci sono mai davvero salito. Con me c’era Rino, che all’epoca, da buon cane camuno, zampettava a doppia velocità rispetto a me, malgrado problemi cardiaci ed anzianità incipiente. Poi si scendeva col bob, con Rino infilato nello zaino appoggiato sulle gambe, avvolto tra le coperte. Ora Rino sale a fatica sulla montagna, ma il silenzio e la tregua piacciono ancora anche a lui.

 

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