The Barkley marathons

Nel Tennessee ogni anno si tiene la gara che divora la propria prole: è la Barkley marathons, un’ultramaratona che in cento miglia riesce a cumulare oltre 16000 metri di dislivello (sì, 16000).

Barkley marathons è anche il titolo del documentario, dedicato a questa corsa totalmente fuori dal comune, di cui voglio consigliare la visione.

La pellicola spiega la nascita di questa assurda competizione, ideata da Gary “Lazarus Lake” Cantrell, a metà tra lo stereotipo dell’hillbilly degli Appalachi e un filosofo cinico e beffardo: la maratona prende spunto dall’evasione dal carcere di James Earl Ray, il killer di Martin Luther King, che in cinquantacinque ore trascorse nella foresta fu in grado di percorrere “solo” otto miglia: Cantrell provò allora a immaginare una corsa di ben cento miglia da concludere in circa sessanta ore.

Così, riprendendo il tema dell’evasione, la gara si snoda in un percorso folle tra i boschi: torrenti da guadare, sentieri in mezzo a rovi di sei metri, pareti di roccia e chi più ne ha più ne metta. Dormire è un optional per i 40 partecipanti di ogni edizione, che sono tenuti a rifare lo stesso girone infernale per tre volte: ad ogni passaggio dal via gli incoraggiamenti e gli aiuti di tutti – che siano amici, parenti, staff o avversari – sono sempre caldi e numerosi. Solo Cantrell non lesina sfottò e linguacce (d’altronde, da uno che dà il via alla gara suonando una conchiglia e fumando una sigaretta, cosa potreste aspettarvi?).

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Sì, ma che c’entra con Lou Donn?

  1. Classificato impropriamente da Netflix come “documentario sportivo”, The Barkley marathons parla di una sfida a se stessi. Tutti i partecipanti sembrano innanzitutto interessati a portare a termine la propria, personale, missione: per uno si tratta di finire almeno un giro, per un altro cercare di vincere, per qualcuno solo dimostrare di essere all’altezza degli altri ultramaratoneti. E noi, qui a Lou Donn, stiamo correndo la nostra Barkley Marathons invernale (attualmente io sono al son of a bitch ditch, ancora lontano dal traguardo).
  2. In qualche punto del percorso i corridori trovano taniche piene d’acqua, per bere e rinfrescarsi: peccato che la temperatura esterna talvolta sia ampiamente sottozero (il Tennessee non è diverso dalla Val Chisone, a quanto pare), così i poveri sventurati devono ingegnarsi di sghiacciare i blocchi di ghiaccio. E noi ne sappiamo qualcosa.
  3. In Tennessee c’è la splendida Loudon city, con la quale noi di Lou Don ci auguriamo di avviare un gemellaggio.
  4. Se seguite il nostro blog siete un po’ hillbilly anche voi, come noi e Lazarus Lake Cantrell
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Non la solita passeggiata

The Barkley marathons lo trovate su Netflix. Per iscrivervi alla gara, invece, dovete contattare Cantrell. E non pensate di essere i primi europei a partecipare

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