Nostalgia

Da ieri sera la borgata è avvolta in una fitta nebbia, tanto che non si vede oltre la prima schiera di castagni. Villar Perosa, laggiù, è avvolta in una nebbia di latte di pascoliana memoria… E come nella poesia di Pascoli, i versi degli uccelli, che ci assillano con le loro richieste di semi e granaglie, riportano alla luce la memoria del tempo passato, di chi non c’è più, di invisibili porte che forse non s’aprono più.

La nebbia ha predominato, insomma, sebbene la mattinata sia stata nevosa, di una neve bagnata, sottile e triste, indistinguibile dall’aura biancastra della nebbia stessa. A dire il vero, io la chiamo nebbia per abitudine, ma niente esclude che essa altro non fosse che una nuvola caduta un po’ più in basso delle altre.

Il clima umido e fosco mi ha richiamato il ricordo dell’infanzia, con quei muri di nebbia che mi impedivano di vedere la piazza del paese, in fondo alla via. Tanto che alla finestra, con mio cugino, si gareggiava a chi individuava per primo i fanali delle macchine tre metri più in basso. Così la nostalgia mi ha sospinto in cucina, dove da qualche giorno campeggiava una zucca. Niente di più mantovano.

L’idea di abbozzare dei tortelli di zucca è abortita dopo aver notato la mancanza di amaretti e noce moscata, nonché la povertà di grana padano. Sicché i tortelli si sono trasformati in lasagne alla zucca che, seppure meno tradizionali, hanno avuto l’effetto madelaine che ricercavo. Oh certo, Proust parlava di ricordo involontario, invece io il ritorno all’infanzia lo inseguivo proprio. D’altronde cos’altro è la nostalgia? Lo dice l’etimologia stessa: è la malattia del ritorno, di chi vorrebbe tornare, anche solo per un minuto, a rivivere quei momenti d’un tempo.

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La foschia dopo la nebbia e prima di altra nebbia
  1. L’accoppiata Pascoli – Proust fa male alla salute psichica.
  2. Anche l’accoppiata lasagne alla zucca – Brunello di Montalcino fa male alla salute.
  3. Un’insegnante mi disse che l’episodio della madelaine è quello citato da chi non ha letto interamente la Ricerca del tempo perduto. Io l’ho letto tutto il testo di Proust, ma la madelaine la cito lo stesso perché rende l’idea. E perché la ricordo bene. Il nome di quell’insegnante, invece, no, non me lo ricordo.

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