Epopea di acqua, lupi e caprioli

In attesa della nevicata prevista per mercoledì, Natale e la sua vigilia se ne sono andati a rincorrere l’acqua e i caprioli della montagna.

Epopea dell’acqua

Ieri è stata la giornata buona per salire in montagna a verificare il perché del disservizio che la nostra privatissima società idrica, la Coumba del Don SPA, si ostina a prolungare da ormai una settimana. La spedizione punitiva nei confronti delle vasche, del rio e dei tubi maledetti era composta da me, nei panni del risolutore, Bergère, in quelli per lei consueti dell’apripista, e Junior, che non c’entrava niente, ma che voleva solo farsi una passeggiata ed essere d’intralcio.

Abbiamo affrontato la salita verso le cisterne e, da lì, tramite la scorciatoia, alla vasca di captazione, muniti di zappa, che fungeva anche da bastone da escursione nonché piccozza nei punti più erti e ghiacciati, e di tanta pazienza. Constatato che la vasca non era ghiacciata e che l’acqua sgorgava nel tubo, ho poi dovuto semplicemente sollevare una trave che era finita sul suddetto tubo, strozzandolo. L’acqua ha ripreso a scendere, deo gratias, verso la borgata. Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto: mai peccare di hybris, tracotanza o sfacciataggine contro la montagna del Don. Per qualche strano gioco di pressione nei tubi – che mi ha tenuto impegnato praticamente tutto il giorno di Natale – l’acqua in casa o arriva comunque col contagocce o arriva solo da un rubinetto (si accettano scommesse su quale sarà il prossimo: una volta tocca ad un lavandino, un’altra al bidet, eccetera), o arriva in stile mareggiata, riempiendo gli sciacquoni in pochi secondi, salvo poi ritirarsi come le acque del mar Rosso.

 

Epopea dei lupi

Qui c’è poco da dire. Di ritorno dall’escursione alla ricerca della falda perduta, ci siamo imbattuti in impronte poco raccomandabili.

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Lupus in fabula

Va da sé che l’orma potrebbe essere di Bergère stessa o di qualche altro cagnone avventuratosi sulla montagna, ma fa comunque impressione.

 

Epopea dei caprioli

Beh, questa non è proprio un’epopea. O almeno, lo sarà per i caprioli, che in due giorni sono riusciti a sfuggire due volte alle zanne di Bergère. Ieri infatti abbiamo prima localizzato un punto di passaggio e di sosta (in realtà potremmo definirlo una toilette…) importante dei caprioli, proprio a due passi dalla borgata, poi intravisto un capriolo che scappava ai latrati di Bergère, poi un altro ancora. Oggi di nuovo, altri due. Poco fa, invece, dall’altra parte del fiume, dove i caprioli hanno la loro tana nonché bagno pubblico, venivano voci di scherno nei nostri confronti, frammiste a qualche abbaio da ungulato e canti cervidi di guerra, come nei vecchi film western, con il villaggio indiano che si prepara alla battaglia danzando intorno al totem. E come le giubbe blu per i pellerossa, pure noi qui per i nostri vicini ungulati siamo intrusi, buoni finché non valichiamo il confine sacro della montagna, rappresentato dalle tracce d’umanità, casupole, muretti a secco e sentieri. Oltre, commettiamo l’ennesimo gesto di tracotanza.

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Ho vinto il premio “papà dell’anno” rubando il regalo di Natale di Franci per scattare le foto utilizzate per creare un filmato ridicolo (che trovate sulla pagina di Facebook di Vita a Lou Don).

4 pensieri su “Epopea di acqua, lupi e caprioli

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