Men at work

Una grossa escavatrice cingolata ha fatto sentire il suo rombo nel pomeriggio di Lou Donn. 

Il comune sta provvedendo ad alcuni lavori sulla rotabile, in particolare sul ponticello che attraversa, proprio prima dell’ultimo tornante, il rio del Don, il torrente che scorre al margine della borgata, nonché fonte idrica primaria per noi che, molto più a monte, ne captiamo l’acqua. Rio che ha la maledetta abitudine di ghiacciare quando le temperature, come in questi giorni, faticano a superare lo zero.

Obiettivo degli operai è allargare la stradina, che in quel punto si riduce ad una curva a gomito affiancata da un lato dal fiumiciattolo con un piccolo spiazzo che permette ai caprioli di abbeverarsi, dall’altro dal declivio scavato dal rio stesso. Si tratta, in effetti, di uno dei punti più critici del tracciato della strada che conduce in borgata, sicché questi lavori giungono inaspettati, ma benedetti, come una sorta di regalo natalizio.

Il momento per noi cade a puntino: il divieto di salire con le vetture, infatti, ci fa un baffo, perché attualmente non abbiamo vetture in grado di salire. Con la Terios dal meccanico e la mia macchina che ha troppa paura ad affrontare gli ultimi tornanti, come quelle signorine perbene che temono di scheggiarsi le unghie, quantomeno oggi e domani avremmo comunque finito per concludere l’ascesa con il mezzo di locomozione più antico e di cui ci ha accessoriato la natura: i piedi. Per di più, il mezzo cingolato, quasi fosse un panzer tedesco, ha frantumato quelle lastre di ghiaccio su cui il sale sparso da Elena ieri non aveva fatto abbastanza effetto. Rivelandosi un alleato prezioso.

Quando oggi sono rincasato, nel tardo pomeriggio, ho contribuito a mio modo ai lavori in corso, spargendo altro sale (ormai è un rito quotidiano): il mio, di obiettivo, è quello di far salire la Polo venerdì, a conclusione dei lavori dell’escavatrice. Giusto per risparmiare un po’ di forze: invece di ascendere come uno sherpa con lo zaino carico di acqua e il carrello stracolmo di spesa, nei prossimi giorni potrò così finalmente ricaricare la scorta di sacchi di pellet, abbattuta velocemente a causa del gelo degli ultimi tempi.

La ragazza che ci ha venduto la casa ci aveva avvertito: “Non avrete bisogno della palestra“. Della palestra sicuramente no, forse di una miniera di salgemma sì.

Living in a land down under 
Where women glow and men plunder 
Can’t you hear, can’t you hear the thunder? 
You better run, you better take cover 

Down under, Men at work

 

4 pensieri su “Men at work

  1. Anna

    Tanto di cappello al vostro comune!
    Difficile che da noi si attivino in inverno per fare certi lavori.
    Ormai siete gente del posto😉 e come hai detto tu ci hanno fatto un bel regalo di Natale……
    La Provvidenza…..
    Ciao

    Mi piace

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