Santa Claus is coming to town

A Lou Donn Michael Bublé non riscuote grande successo, ma il clima prenatalizio ha contagiato anche noi.

Sarà che oggi Franci ci ha condotti alla festa di Natale dell’asilo nido, dove, tra un balletto e l’altro, ha fatto la sua comparsa anche Santa Claus, che ha regalato a Francesco una bella macchinina e vari cioccolatini, che sarebbero dovuti finire appesi all’albero di Natale ed invece sono proprio finiti prima ancora di arrivare a casa.

Babbo Natale ha portato anche in dono un dominio nuovo e personalizzato al nostro blog. Urrah per Babbo Natale. La speranza è che, priva di pubblicità, la pagina sia più fruibile ai lettori, che son pochi, ma preziosi.

La lista di richieste per Santa Claus sarebbe infinita, come un rotolo di papiro vergato fitto fitto da qualche scriba egizio. A riprova della difficoltà di allontanarsi da quell’ottica consumistica che oggettivizza ogni desiderio in una cosa. Tanto che a volte devi salire sul sentiero a ficcare le mani nude nella neve congelata per risvegliarti dal torpore in cui ti hanno sprofondato troppi anni di modernità. 

Così limiti a scrivere sulla letterina solo l’essenziale, che è immateriale. Puoi espungere qualcosa, che hai già rubricato sotto il titolo di felicità, così la lista si accorcia ancora di più. Restano due o tre parole, così incancrenite nelle letterine che ogni anno spedisci al vecchio barbuto, che ormai potresti fotocopiarlo per l’anno prossimo, coprendo giusto il numero finale, quello dell’anno (come ho visto fare più volte ai manifesti delle feste di paese).

L’unica richiesta urgente è quella di farmi venire voglia di studiare, visto che, en passant, ad Aprile dovrei sostenere la discussione per la laurea. Con un coup de théâtre clamoroso, ho deciso (in realtà lo ha stabilito l’Università di Bergamo) di cambiare l’argomento della tesi: come quattordici anni fa mi ritroverò a parlare di occitania; questa volta non più della letteratura dei trovatori medievali, ma della minoranza occitana della Val Chisone. Un omaggio a Lou Donn e a questa terra che mi ha accolto.

Quella cosa di mettere le mani nella neve ghiacciata, l’ho fatta sul serio. Salvo poi ritrovarmi a pochi centimetri da svariate cacche di svariate specie. 

 

 

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