Un sonetto di Sordelh

Oggi, giornata di colloqui generali, non sono riuscito a scrivere neanche due righe. Ed ora sono troppo stanco per farlo.

Sicché mi limito a riportare un sonetto, composto dal trovatore di Lou Donn, Sordelh, già protagonista di varie storielle del blog. Sulla veridicità dell’attribuzione, così come la datazione, ci sono pareri discordanti tra i filologi, ma pare plausibile assegnare la poesia a Sordelh, che l’avrebbe composta il 15.12.1217. Non ci sono dubbi, invece che la località descritta dal sonetto sia proprio Lou Donn.

 

Freddo brillare di placida neve

Freddo brillare di placida neve,
abbaglia l’uomo che guarda dal basso.
L’orma grassa preserva del tuo tasso
e del capriolo veloce, erto, lieve.

Schiuma di bava il gran lupo che beve
l’acqua feroce dinnanzi a un gran sasso,
mentre striscia famelico il marasso:
Uomo, va’, ché il restar fia troppo greve.

Abbaia il cane se avvista forestieri,
ma non pensate sia folle o maligno,
ché lor dona poi baci volentieri.

E così similmente il padrone arcigno,
che è di quel tipo d’uomini sinceri,
scioglie un sorriso dopo ogni sogghigno.

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Lou Donn ai tempi di Sordelh (si capisce che l’immagine non è recente perchè non c’è la neve nella foto; e perché la mia macchina non sale alla borgata ormai da tre settimane…)

 

2 pensieri su “Un sonetto di Sordelh

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