Adrenalina

Capisci che la nevicata sta arrivando perché il bosco si acquieta, come se la neve salisse dal basso, da sottoterra, infiltrando e colonizzando la superficie della terra, rendendola silenziosa e muta, insieme a tutti i suoi abitatori. Non è un caso che in questi momenti gli unici a parlottare siano gli uccelli, che si lamentano per il freddo e reclamano pane e calore.

L’adrenalina. C’è chi la cerca facendo sport estremi, che so, canyoning, sci fuoripista o paracadutismo, chi cerca l’avventura ad ogni costo e chi sfida la morte e le proprie paure. Io ho un idea diversa di avventura, meno feticizzata e artificiale, se vogliamo.

La mia avventura è, come cantava Tenco, quella di saltare cent’anni in un giorno solo, ma a ritroso. Come un gioco dell’oca fatale e diabolico, torni indietro di dieci caselle o di tutte sessantatré, salti un turno o cinquanta, affronti uno o mille accidenti. Ti ritrovi ad accettare che sia la Natura, gigantessa di neve, terra e ghiaccio impastati, a plasmare te, a tirare i tuoi fili di pupo di pezza.

Oggi era un giorno che aspettavamo da tempo, con ansia; l’acqua ha smesso di scendere dal ruscello, probabilmente addormentatasi nella vaschetta ghiacciata da cui la captiamo. Oddio, non possiamo escludere che si sia solo ostruito il filtro, magari occluso dal fogliame o dalla terra; è ciò che ci auguriamo, perché è una situazione ormai nota e che sappiamo fronteggiare. Ma l’ipotesi dell’acqua ghiacciata nella vasca o in qualche tratto del tubo è del tutto realistica, purtroppo.

Uno dice: non potevi salire oggi sulla montagna a verificare? No, oggi no; oggi con noi c’era mio padre e ho preferito godermi quelle poche ore insieme. La Natura se la ride, tirando i fili delle braccia che si stringono in un abbraccio, ma lasciando immobili quelli delle gambe.

Mille litri di acqua: la riserva attuale stivata nella cisterna. Sono cinquanta docce, a centellinare i consumi, più il w.c., i piatti da lavare… La sensazione è quella di una finale di coppa a cui arrivi carico ed entusiasta, ma poi subisci subito un gol da far tremare le ginocchia, ti accorgi che l’avversario è più forte, perché gioca a casa sua e di colpo senti tutto il tifo contro, non solo quello degli spettatori sugli spalti, ma dico proprio tutto il tifo del mondo; la sicurezza iniziale è già svanita, hai le gambe molli e i pensieri offuscati, inizi a temere che ad ogni assalto i tuoi avversare segneranno.

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Struggle for life

Ma poi la palla torna al centro, l’inverno è in vantaggio, ma la partita è ancora lunga: l’1-0 lo puoi ribaltare, la goleada non è scontata: è l’ora dell’adrenalina. 

La paura non ti fa ragionare. La paura ti fa buttare la neve nella cisterna per rimpolpare la riserva, senza pensare che così fai ghiacciare anche quella di acqua.

Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent’anni in un giorno solo,
dagli aerei nel cielo
ai carri dei campi 

L. Tenco, Ciao amore ciao

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