Due sentenze da Lou Donn

Sentenza I

Una volta Sordelh stava passeggiando per la montagna, quando si imbatté in due cacciatori, i quali con protervia gli domandarono se avesse visto il loro cane, che avevano perduto battendo le tracce di alcuni cinghiali. Sordelh rispose di no, ma, poco dopo, egli vide il cane dei cacciatori che, ferito ad una zampa, si avvicinò per farsi soccorrere.

Proprio mentre stava aiutando il segugio, tornarono i due cacciatori, che si ripresero l’animale, sostenendo che ne avevano troppo bisogno per cacciare i cinghiali. A nulla valsero le parole di Sordelh, che li metteva in guardia dallo sforzare troppo quel cane ferito.

Quando, qualche ora dopo, i cacciatori ridiscero a Lou Donn, erano affranti e inzaccherati di fango fino al collo. I due raccontarono a Sordelh che il cane era scappato, perché lo avevano costretto a rincorrere le prede fino alla sfinimento. Così loro, privi del segugio ma ormai prossimi alla cattura di un bel cinghiale, invece di desistere gli si erano avventati contro, precipitando però in un fosso di poltiglia fangosa nascosta dalla neve caduta di fresco.

Sordelh allora si ricordò di una sentenza del suo maestro Blacatz:non combattere mai con maiali e cinghiali, perché finiresti nel fango e nello sporco, ma loro ci sono abituati e lo amano“.

 

Sentenza II

Il cane dei cacciatori giunse a casa di Sordelh, dove fu rifocillato e trovò riposo dopo la fatica dell’inseguimento. Il giorno seguente i due tornarono a Lou Donn, reclamando il possesso del cane. Il segugio, terrorizzato, si rintanò sotto la credenza della cucina di Sordelh, mentre i cacciatori sbraitavano.

Così Sordelh decise di pagare per tenere quel cane: siccome i due forestieri sostenevano che quello fosse il miglior cane da caccia che esistesse, l’uomo della montagna fu costretto a pagare una cifra esagerata per l’animale, che rimase a vivere con lui.

Qualche tempo dopo i due cacciatori tornarono sul monte per cacciare caprioli e volpi. Dopo una giornata intera sulla montagna, i due, stanchi per le corse inutili – infatti anche quella volta non erano riusciti a catturare niente – passarono da Sordelh, chiedendogli un bicchiere di vino e un po’ di pane in cambio di qualche soldo.

Dopo che ebbero bevuto e mangiato, Sordelh gli chiese una somma spropositata, proprio uguale a quella che lui aveva pagato per il segugio, giustificando quella richiesta con la fatica enorme che essa aveva comportato. I cacciatori protestarono: che fatica aveva potuto fare nel versare un po’ di vino e tagliare due fette di pane? Ma Sordelh riferì una seconda massima: a loro sembrava una fatica da niente, ma lui lavorava dalla primavera precedente alla vigna e al campo di grano per produrre quel vino e quel pane. 

Le due sentenze insegnano a scegliersi con cura i nemici e a giudicare con attenzione il tempo e la fatica, perché gli altri a volte li valutano molto diversamente da te.

Ringrazio Marco Montemagno, Charlie Munger e Picasso per l’ispirazione.

 

 

Un pensiero su “Due sentenze da Lou Donn

  1. Pingback: Un sonetto di Sordelh – Vita a Lou Don

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