Frosty, the snowman from Port-au-Prince

E alla fine la neve è arrivata, copiosa e continua. Sovvertendo in parte le previsioni, che avevano preconizzato neve debole e nevischio nel pomeriggio di oggi, riservando il clou per la nottata, la nevicata è iniziata poco prima di mezzogiorno, immediatamente riversando milioni di quei fiocconi di cotone.

I mezzi spargisale e i trattori spalaneve sono entrati in azione celermente, rivelando un’organizzazione impeccabile, tipica delle zone montane, abituate ad affrontare situazioni del genere. Almeno, presumo che questo sia avvenuto nel grosso dei comuni coinvolti dal rovescio nevoso, che d’altronde era previsto e, seppur abbondante, non è stato ancora maxi; perché qui da noi non si è visto neppure un becchino con la pala a rimuovere un po’ di neve; è pur vero che,  per la sua conformazione, suddiviso com’è tra decine di piccole borgate, il Comune è un intrigo di stradine tortuose e la nostra è, in fine dei conti, la più periferica e abbandonata.

Nel frattempo la rotabile innevata è chiazzata di impronte degli animali del bosco, percorsa dalle orme pesanti di Bergère che ha corso per un’ora su e giù lungo il pendio, striata a causa del solco lasciato dal bob che ho utilizzato per scendere.

Di ritorno dal lavoro, infatti, ho abbandonato la macchina (non potevo prendere la Terios stamattina?) sul bordo della strada, giù al fondovalle, prima ancora di borgata Vivian e del cimitero, un chilometro esatto da casa. La salita è stata malagevole, per via dell’abbigliamento non proprio da escursionista che indossavo e soprattutto delle borsate di spesa che dovevo trascinare. Visto che non ero riuscito a caricare tutta la spesa, nel pomeriggio sono ridisceso alla macchina, stavolta bardato di tutto punto: bob d’assalto per affrontare la discesa fino a Vivian, giubbottone da escursionista provetto, guantoni da neve con tanto di bocchettone per sparare l’aria calda dentro la mano ghiacciata, ciaspole e pantaloni con le ghette. Neanche avessi dovuto affrontare il Nanga Parbat. En passant, a Vivian ho ripescato Junior, che si era precipitato al basso mentre Francesco ed Elena costruivano Frosty the snowman con le fattezze dei feticci dei riti candomblé.

 

La passeggiata di ritorno è stata piacevole, con Junior al traino, lo zaino affardellato dalla spesa, gli occhiali appannati, la neve sempre più fitta.

Situazione attuale: la neve continua a cadere abbondante, i 15-20 cm totali previsti tra oggi e domani sono già scesi; la carrozzabile è una pista da sci; nel piazzale della borgata campeggia un orixa brasiliano o una statuetta vudù haitiana, che ci fa trasognare ambientazioni esotiche, come se, invece che di neve farinosa fosse fatto di sabbia cristallina. Inconsapevole seguace del vudù, Franci ha poi decapitato la statuetta di neve: resta da capire a chi abbia causato un’emicrania feroce.

Situazione attualissima: mentre scrivevo le ultime righe del post, il gracchiare stridulo della pala del trattore spalaneve si è avvicinato fino a sotto casa. Eliminare la stringa “la carrozzabile è una pista da sci”.

 

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