Simba e Pumbaa

Giornata movimentata dalla fuga di Junior.

Di ritorno da una escursione ad una delle borgate fantasma che puntellano la montagna, il suddetto Junior, evidentemente offeso per le recenti rampogne dovute ai suoi sempre più frequenti disastri a quattro zampe, ha pensato bene di fare marcia indietro non appena rientrato in giardino e partirsene verso chissà dove. O meglio, lui sapeva bene dove sarebbe andato, mentre noi siamo restati in ansia per l’intero pomeriggio.

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Don La Leiro o Lounjanha? come si chiamerà questa borgata ormai cadente?

Ansia amplificata dalla presenza dei cacciatori sulla montagna, che sparavano a poche decine di metri sopra le nostre teste, dai latrati dei loro cani che, ficcandosi tra gli sterpi nodosi e secchi, facevano scivolare valanghe di foglie secche, dagli animali snidati che si cacciavano tra i rami rinsecchiti dei rovi per cercare scampo. Mentre facevamo su e giù dai sentieri del monte, incrociando furiosamente animali, veltri e cacciatori, ad ogni grido ed ogni sparo ci si figurava la morte di Junior, impallinato per sbaglio o per diletto.

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Fotografia scattata dal telefono nella concitazione della ricerca di Junior. Da questi bronchi annodati sembrava stessero per spuntare improvvisi i cani da caccia o le loro prede.

Ma lui era sceso, percorrendo la rotabile con tutta calma in direzione borgata Vivian; scelta quanto mai impensabile, data la presenza massiccia di cani, tra cui il famigerato e mastodontico maremmano che solitamente ci insegue quando scendiamo in macchina, sbraitando e prendendo a testate la fiancata dell’auto, intimando di fermarci per poter litigare in santa pace con Bergère, che nel frattempo gli risponde da dentro la vettura con la bava alla bocca. Invece Junior ha fatto amicizia col maremmano, a detta della signora che lo ha accolto e rifocillato; i due compari hanno giocato a farsi lanciare palline e pupazzi dalla bambina che abita nella borgata, che ha immediatamente preparato la cuccia per Junior, nel frattempo ribattezzato Simba, per la sua improvvisa predilizione per il pupazzo del re leone.

Quando sono sceso in macchina a cercare notizie di Junior dopo aver percorso a piedi qualche chilometro di gomitolo di bosco, l’ho trovato mentre se ne stava a riposare sul divano della signora, in compagnia di un’altra cagnetta, Ronnie.

C’era anche Pumbaa in borgata Vivian. Steso su un fianco, la lingua spenzolante e gli occhi immobili, Pumbaa non era proprio un facocero, ma un cinghiale, vanto dei cacciatori che si stavano immortalando insieme alle sue spoglie sanguinanti; immagine che mi ha ricordato all’improvviso la fotografia dei soldati austriaci che dileggiano il corpo di Cesare Battisti.

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Non se ne abbiano a male i nazionalisti e gli irrendentisti per l’analogia che mi ha colto improvvisa: la protervia di chi uccide non distingue numero di zampe, ma, per quanto mi riguarda, neanche la pietà.

                 
similemente a colui che venire
sente ’l porco e la caccia a la sua posta,
ch’ode le bestie, e le frasche stormire.

Inf. XIII, 112-114

 

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